I grandi piloti: Nigel Mansell
Mercoledì 3 Ottobre 2007 alle 07:30 - ciccio85

Nigel Mansell nacque Baughton in Gran Bretagna l’8 Agosto del 1953. Terminati gli studi di ingegneria, ed intrapresi i primi impieghi, fu solo grazie ad una prova di coraggio che ebbe inizio la sua carriera da pilota: nel 1977 Nigel decise di investire tutto il denaro messo da parte insieme a quello ricavato dalla vendita della propria casa per poter iiziare la sua prima stagione in Formula Ford 1600.
I primi successi non tardarono ad arrivare e Nigel, nonostante i fastidiosi problemi alle vertebre causati da vari incidenti avvenuti nel corso della stagione, conquistò 20 vittorie su 50 gare portando a casa il titolo. Le vittorie di Mansell in giro per la Gran Bretagna non lasciarono indifferente il vecchio lupo Colin Chapman, che fu il primo ad intuire le doti dell’inglese decidendo di ingaggiarlo alla Lotus.
Il debutto in Formula 1 avvenne nel Gran Premio d’Astria del 1980 alla guida di una Lotus-Cosworth 81, ma non si trattò di un debutto fortunato. Partito dalla 24° posto in griglia, la sua gara durò solo 40 giri a causa della rottura del motore. Mansell rimase alla Lotus per cinque stagioni con risultati non entusiamanti.

Il suo miglior piazzamento fu quello del 1984, alla sua ultima stagione alla Lotus, quando arrivò nono in classifica finale con 13 punti. Di quella stagione rimase memorabile soprattutto il Gran Premio degli Stati Uniti, a Dallas, nel quale Mansell, dopo aver dominato l’intera gara, rimase senza benzina proprio in prossimità del traguardo e svenne in pista nel tentativo di spingere la propria vettura oltre la linea di arrivo.
Fu allora che Frank Williams decise di portarlo con sè nella propria scuderia. Era il 1985 e finalmente, con una macchina davvero competitiva, Mansell ebbe l’opportunità di smentire l’opnione degli addetti ai lavori che fino a quel momento lo avevano considerato semplicemente come il buon gregario di Elio De Angelis, allora alfiere della Lotus.
Quella stagione segnò l’inizio della sua svolta nell’epoca dominata dai motori turbo. Dopo un inizio reso difficile dal lento sviluppo del propulsore Honda, arrivò la prima vittoria dopo 76 gare in occasione del Gran Premio d’Europa che si corse sul circuito di Brands Hatch. Mansell ci prese gusto e vinse subito dopo anche il Gran Premio di Sudafrica, proponendosi prepotentemente come uno dei principali contendenti al titolo per la stagione successiva.

Nel 1986 arrivò alla Williams Nelson Piquet, già due volte campione del mondo nel 1981 e nel 1983 con la Brabham. L’esperienza del brasiliano unita alla forza della Williams, che si presentava come la vettura più veloce, facevano pensare che sarebbe stata una marcia trionfale di Piquet verso un titolo mondiale che nessuno sarebbe stato in grado di sottrargli.
In realtà i pronostici non furono per nulla azzeccati e fin dalle prime gare il sorriso ironico del brasiliano venne oscurato dalla grinta che Mansell aveva iniziato a far intravedere nella stagione precedente. Il coraggio mostrato in pista gli valse subito l’appellativo di leone d’Inghilterra e Nigel si presentò all’ultima gara di Adelaide con 9 punti di vantaggio su Piquet e 7 su Alain Prost. Fu lì che avvenne quello che nessuno si sarebbe mai aspettato.
Mansell stava conducendo una gara tranquilla dietro ai due rivali, gestendo quel terzo posto che gli sarebbe valso il titolo mondiale, quando a 19 giri dal termine e in pieno rettilineo la gomma della sua Williams scoppiò improvvisamente. Solo grazie ad un grande controllo l’inglese riuscì ad evitare un impatto che sarebbe stato pericolosissimo. La gara fu però compromessa, il mondiale andò alla McLaren dell’incredulo Alain Prost e la Williams, di gran lunga superiore a tutti, pagò a caro prezzo la rivalità interna tra i due piloti.

Nel 1987 la Williams si dimostrò ancora più forte e la lotta per il campionato divenne subito un affare da risolvere in casa, tra Mansell e Piquet. Si trattò ancora una volta di una stagione sfortunata per l’inglese: una routa avvitata male in Ungheria, il motore che si ammutolì a Monza ed un grave incidente in Giappone che lo costrinse a rinunciare alle ultime due corse aprirono la strada al brasiliano. Nonostante il numero maggiore di vittorie di Mansell (considerato il vincitore morale di quella stagione), Piquet si aggiudicò il suo terzo titolo mondiale dimostrandosi comunque un pilota calcolatore capace di saper gestire al meglio la stagione.
Il 1988 fu una vera e propra sofferenza. La Honda non aveva ancora dimenticato il pasticcio del 1986, quando la Williams le fece perdere il mondiale per non aver saputo gestire la lotta interna tra Mansell e Piquet. Così l’astuto Ron Dennis approfittò della situazione per strappare a Frank Williams la fornitura dei motori giapponesi. In quella stagione un Mansell ancora sofferente per l’incidente dell’anno precedente, affondò sotto i colpi della McLaren che dominò incontrastata. Fu l’anno del primo titolo di Ayrton Senna che volse a suo favore la serrata lotta con Prost.
Unico punto positivo della stagione fu la chiamata di Enzo Ferrari (che sarebbe poi morto nell’Agosto dello stesso anno) il quale lo volle portare a tutti i costi a Maranello. L’avventura iniziò alla grande e, lasciando tutti increduli, Mansell vinse il Gran Premio di apertura che si corse in Brasile, nel quale la Ferrari presentò il primo cambio semiautomatico della storia.

Il proseguo della stagione, però, fu difficile e segnato dalle continue rotture della monoposto del cavallino, mentre la McLaren si involava verso il secondo titolo consecutivo. Ad avere la meglio tra Prost e Senna fu questa volta il francese. Mansell vinse solo un’altra gara, il Gran Premio d’Ungheria, dove per altro fu protagonista di un grandissimo recupero dalla tredicesima posizione arricchito dal celebre sorpasso all’esterno ai danni del grande Senna.
Nel 1990 la Ferrari era finalmente pronta per la lotta mondiale, ma in quell’anno le attenzioni si sposterono tutte su Alain Prost, campione del mondo uscente arrivato a Maranello dopo il divorzio con la McLaren. Mansell venne sopraffatto dal compagno di squadra soprattutto dal punto di vista psicologico ed i numerosi ritiri non fecero altro che peggiorare la situazione. A lottare fino alla fine fu il francese, poi sconfitto da Senna che vinse il suo secondo mondiale.
Nigel era senza motivazioni ed addirittura dopo il Gran Premio di Gran Bretagna si vociferava di un suo clamoroso ritiro. La smentita fu quasi immediata, tanto che Frank Williams decise in fretta e furia di riaccoglierlo in squadra per la stagione successiva. La scuderia inglese, dopo anni difficili, era tornata competitiva grazie ai potenti motori Renault. Iniziò così una bellissima battaglia tra Mansell e Senna.

Il brasiliano vinse le prime quattro gare della stagione 1991, ma con una grande tripletta in Francia, Gran Bretagna e Germania e ripetendosi a Monza e in Spagna, Nigel riaprì il campionato. Fu una lotta a suon di vittorie fino ad arrivare al Gran Premio del Portogallo, quando ancora una volta fu una ruota avvitata male a tagliare fuori dai giochi l’inglese e a far involare Senna verso la vittoria del terzo titolo in quattro anni.
Nel 1992, proprio quando tutti pensavano che il mondiale fosse un traguardo ormai irraggiungibile per lo sfortunatissimo Mansell, ecco che arrivò la risposta del leone d’Inghilterra, capace di dominare la stagione in lungo e in largo. Con la formidabile Williams FW14B Nigel ottenne 9 vittorie su 16 gran premi con ben 14 pole position. Nulla da fare nè per il compagno Riccardo Patrese e nè per tutti gli altri avversari. Mansell vinse così il suo primo e unico titolo mondiale.
Fu il suo ultimo anno intero in Formula 1. L’anno successivo, infatti, FranK Williams, che cercava a tutti i costi la presenza in squadra di un francese, decise di ingaggiare Alain Prost; anche a causa di un mancato accordo a livello economico col patron Williams, Mansell decise di lasciare l’Europa per andare a correre in America, nella Formula CART.

Fu l’inizio di un’altra grande stagione nella quale alla guida della vettura del team di Paul Newman e Carl Hass riuscì a conquistare subito la vittoria del campionato. Unica delusione quella del terzo posto nella 500 miglia di Indianapolis, gara che Nigel avrebbe voluto vincere a tutti i costi.
Nonostante l’età , ci fu ancora tempo per le ultime battaglie in Formula 1. Mansell, iniziata già la sua seconda stagione in America, accettò la chiamata di Frank Williams che lo volle per sostituire Ayrton Senna, deceduto nel terribile weekend di Imola del 1994. Fu proprio quell’anno che arrivò l’ultima vittoria in Formula 1 del leone, proprio nel gran premio di chiusura della stagione disputatosi in Australia.
Nel 1995 arrivò la firma con la McLaren-Mercedes, ma a causa dei problemi evidenti che la vettura mostrò nei test pre-stagionali Mansell saltò le prime due corse. Riapparse in occasione di altri due gran premi, ma visti i problemi non risolti alla sua McLaren decise di abbandonare definitivamente il mondo della Formula 1, all’età di 42 anni.

Finì così la carriera del “leone”, che ancor oggi rimane il primo pilota ad aver vinto sia un campionato del mondo di Formula 1 che un campionato di Formula CART. Si tratta di un pilota caratterizzato da un istinto e una combattività fuori dal comune, di un uomo che correva col cuore e che ai calcoli preferiva sempre e comunque i duelli e la velocità .
Furono proprio queste sue caratteristiche probabilmente, oltre ad un pò di malasorte, a lasciargli meno vittorie iridate rispetto a colleghi altrettanto bravi come Piquet, Prost e Senna, che da calcolatori e perfezionisti riuscirono a vincere tre o quattro mondiali. Mansell ne vinse uno, ma lo vinse a modo suo, da leone, senza calcoli e col piede sempre giù.
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2 Dicembre 2007 alle 16:05
Il Leone è uno dei più grandi. Chi sarebbe riuscito a tenere la macchina dritta a più di 300 Km/h ad Adelaide?
28 Luglio 2008 alle 00:20
Non e’ stato secondo a nessuno, mai. De Angelis poverino suonava molto bene il pianoforte ma in macchina… Un anno Mansell correva con la Lotus aspirata ed il suo compagno con la Lotus turbo e spesso riusciva in prova ufficiale a stare davanti.