I grandi piloti: Mika Hakkinen

Mika Hakkinen

Mika Pauli Häkkinen nacque a Vantaa, un sobborgo di Helsinki, il 28 Settembre del 1968. Il padre lavorava come radiotelegrafista al porto e si improvvisava talvolta tassista per accumulare qualche soldo in più, mentre la madre faceva la segretaria ad Helsinki. Mika fin da piccolo iniziò ad essere molto attratto dai kart che giravano nella pista situata proprio vicino casa e fu quando aveva 5 anni che i genitori, notando l’interesse del figlio, lo portarono al circuito per fargli provare un kart.

Il piccolo fece notare delle buone doti al volante, ma la sua prima esperienza fu subito segnata da un grande incidente, per sua fortuna senza conseguenze. La prima botta della sua vita non lo scompose più di tanto e furono sicuramente i genitori a spaventarsi più di lui. Da quel giorno Mika iniziò ad assillare il padre Harri e la madre Haila perchè il suo desiderio era quello di avere un kart tutto suo. Dopo continue rischieste, i genitori lo accontentarono ed il piccolo alla guida del suo kart iniziò a diventare sempre più bravo. Mika contagiò la sua passione a chi gli stava a stretto contatto, tanto che tutta la famiglia, compresa la sorella Nina, iniziò a correre per divertimento, dando vita a dei piccoli team e raggiungendo le varie piste in minibus.

Il ragazzino, sebbene avesse ben altro che lo studio per la testa, terminò le scuole elementari e si iscrisse ad un corso per la lavorazione dei metalli. Questa esperienza durò ben poco perchè Mika decise definitivamente di abbandonare gli studi per dedicarsi a tempo pieno a quello che sapeva fare meglio: correre. Nel 1986, dopo dodici anni di gare si era infatti già laureato per ben cinque volte campione nazionale di kart. Fu in quel periodo che incontrò in una sauna Keke Rosberg, campione del mondo di Formula 1 nel 1982. Rosberg divenne il suo manager e si preoccupò di trovargli le prime sponsorizzazioni necessarie per farlo approdare alle categorie superiori.

Mika Hakkinen sui go kart

Nel 1987 gareggiò in Formula Ford 1600 e dimostrò subito il proprio valore vincendo sia il campionato finlandese che quello svedese e classificandosi settimo alla serie continentale. L’anno successivo prese parte al campionato inglese Vauxhall-Lotus col team Dragon Motorsport dove arrivò secondo dietro ad Allan McNish. Nella stessa stagione, la delusione della mancata vittoria inglese, fu riscattata con la vittoria della ben più importante serie europea Opel-Lotus, sempre con la stessa scuderia. Nel 1989 la Dragon Motorsport passò al campionato inglese di formula 3 e Mika rimase il pilota di punta del team anche nella nuova categoria.

In quella stagione, nonostante una Reynard-Toyota davvero poco competitiva, Mika riuscì a conquistare punti importanti ottenendo quel settimo posto finale che gli valse la chiamata di una squadra allora al vertice della Formula 3: il prestigioso team West Surrey Racing col quale aveva corso anche il grande Ayrton Senna. Nel 1990 Hakkinen, finalmente alla guida di una vettura tra le più veloci, si rese conto di poter dimostrare tutto il proprio potenziale: i risultati furono eccellenti ed il giovane dominò il campionato con 11 vittorie ed altrettante pole battendo l’altro finlandese Mika Salo.

Sempre nella stessa stagione Hakkinen vinse anche due importanti gare del campionato italiano e tedesco, rispettivamente ad Imola ed Hockenheim e fu uno dei principali protagonisti anche della prestigiosa gara di Macao, famosa per mettere a confronto i giovani delle diverse serie nazionali. Nella classica gara di fine anno, infatti, dopo aver dominato la prima manche, fu soltanto un controverso incidente con Michael Schumacher a buttarlo fuori dalla lotta per la manche decisiva. Mika non ottenne la vittoria finale, ma conquistò qualcosa di sicuramente più importante: le attenzioni del grande pubbico.

Mika Hakkinen in Formula 3

Diverse scuderie lo iniziarono a cercare e Mika firmò il suo primo contratto per un team di Formula 1 proprio nel 1991 con la Lotus. La scuderia che fu di Colin Chapman si trovava negli ultimi anni della sua gloriosa storia e in quella stagione, in assenza anche di Nelson Piquet (passato alla Benetton), si presentava come una delle vetture meno competitive del circus della Formula 1. Il debutto, avvenuto il 10 Marzo 1991 a Phoenix in occasione del Gran Premio degli Stati Uniti, non fu dei più fortunati ed il giovane finlandese, partito dalla 13esima posizione, fu costretto al ritiro per problemi meccanici dopo 59 giri.

Nonostante le limitazioni ed i continui problemi della monoposto, per Mika fu comunque una stagione importante, nella quale dimostrò la netta superiorità rispetto ai compagni di squadra Bailey e Bartles ai quali rifilava puntualmente pesanti distacchi. L’annata fu, inoltre, impreziosita dal primo piazzamento a punti ottenuto nel Gran Premio di San Marino, nel quale Mika, partito col penultimo tempo in griglia, fu autore di un grande recupero fino alla quinta posizione. Furono tutti risultati che gli valsero la conferma in Lotus come prima guida per la stagione successiva.

Nel 1992 la Lotus divenne una vettura un pò più competitiva e Mika fu in grado di ottenere i primi risultati soddisfacenti: i sei piazzamenti a punti (tra i quali due quarti posti conquistati a Budapest e Magny Cours) gli valsero l’ottava posizione finale in campionato e soprattutto l’interessamento di diverse scuderie di primo piano. Fra tutti fu in particolare Ron Dennis a rimanere impressionato dalle prestazioni di Hakkinen, tanto da proporgli un sedile da terza guida in McLaren. Per Mika si trattò di una decisione non facile: rimanere in una scuderia di secondo piano che gli assicurasse un posto da titolare oppure approdare in un grande team come terza guida col rischio di rimanere fuori dai riflettori?

Mika Hakkinen su Lotus

Mai come in quel momento per Mika fu importante l’esperienza di un manager come Keke Rosberg, il quale gli consigliò immediatamente di accettare la proposta di Ron Dennis. Fu così che nel 1993 passò alla McLaren come collaudatore. La scelta fu rischiosa, ma azzeccatissima: in quella stagione Mika ebbe un privilegio grandissimo, cioè l’opportunità di poter osservare ed imparare da un fuoriclasse come Ayrton Senna, allora già tre volte campione del mondo con la McLaren. Furono dei mesi fondamentali per la sua crescita tecnica culminati anche con un pizzico di fortuna, fattore che nella vita di un pilota non guasta mai: a tre gare dalla fine il secondo pilota Michael Andretti (figlio del campione del mondo del 1973 Mario Andretti) decise di abbandonare la Formula 1 e, dopo un anno scarso di risultati, spalancò così la strada del dubutto sulla McLaren allo scalpitante Mika Hakkinen.

Il finlandese dimostrò subito la propria voglia di fare all’esordio dell’Estoril, dove lasciò tutti sbalorditi con un gran tempo in qualifica che gli consentì di piazzarsi al terzo posto in griglia, davanti ad Ayrton Senna. Il primo podio della carriera, invece, serebbe arrivato nella gara successiva, a Suzuka, dove Mika ottenne il terzo posto. Ron Dennis ebbe subito le risposte che cercava e perso Ayrton Senna, passato alla Williams per la stagione successiva, il team manager decise di affidare lo storico posto del brasiliano, valso in 6 anni un numero incredibile di successi, proprio a Mika Hakkinen.

Per la McLaren si trattò di un periodo di crisi, già parzialmente iniziato un paio di anni prima con la perdita della fornitura dei motori Honda. In quel periodo la rinascita della Williams grazie i motori Renault e l’inizio del grande periodo della Benetton di Michael Schumacher e Flavio Briatore non avrebbero lasciato spazio ad altri avversari. Il 1994 fu caratterizzato dai continui problemi di affibabilità del nuovo motore Peugeot, principale causa dei numerosi ritiri di Mika. La stagione fu anche segnata dall’episodio di Hockenheim, quando il finlandese, considerato il principale colpevole di un incidente che al primo giro coinvolse ben 10 vetture, venne squalificato per una gara. Nonostante tutti questi ostacoli, ancora una volta il giovane riuscì a portare a casa punti importanti, piazzandosi quarto nella classifica finale grazie alla conquista di 6 podi stagionali (il primo dei quali ad Imola nel giorno della morte di Ayrton Senna).

Mika Hakkinen e Ayrton Senna

Nel 1995 la McLaren abbandonò i Peugeot per intraprendere una stretta collaborazione con la Mercedes. Il binomio anglotedesco avrebbe dato i suoi frutti soltanto negli anni a seguire, mentre nella prima stagione i nuovi propulsori, molto indietro con lo sviluppo, uniti a delle scelte progettuali un pò troppo avvenieristiche adottate da Mike Nichols causarono un altissimo numero di ritiri per problemi tecnici. La McLaren vedeva la bandiera a scacchi troppo raramente e per Mika una stagione già complicata, della quale sono da ricordare soltanto i secondi posti a Monza e a Suzuka, si terminò nel modo peggiore possibile, con un avvenimento che gli avrebbe completamente sconvolto la vita: il terribile incidente di Adelayde.

Si disputavano le prove libere dell’ultimo Gran Premio della stagione in Australia, quando Mika, a causa di alcuni detriti, forò una gomma in piena velocità uscendo di pista alla curva Malthouse. L’impatto laterale nel muretto fu violentissimo. I commissari si precipitarono subito a soccorrere il pilota e lo trovarono privo sensi all’interno del proprio abitacolo: Mika perdeva tantissimo sangue dalla bocca a causa di una profonda ferita alla lingua e stava iniziando a diventare di colore blu per la mancanza di ossigeno. I dottori, coadiuvati dal delegato medico della FIA, il professor Sid Watkins, intervennero tempestivamente con una tracheotomia: fecero un piccolo taglio all’altezza della gola ed inserirono un tubicino di sfogo per consentire a Mika di continuare a respirare.

Il trasporto all’ospedale più vicino fu immediato, ma le condizioni rimasero molto gravi: il pilota entrò in coma rimanendo per diverso tempo con la vita appesa ad un filo. Si svegliò solo dopo pochi giorni anche grazie al continuo supporto della fidanzata Erja, che fu la prima persona a stargli vicino in quel difficile periodo. Dopo settimane di osservazione, Mika potè tornare nella sua casa di Montecarlo dove pian piano, col passare dei giorni, iniziò a receperare tutte le sue facoltà: l’obiettivo era naturalmente quello di tornare in macchina. Fu così che, tra lo stupore di molti addetti ai lavori che lo davano già per un pilota finito, nel Gennaio del 1996 risalì a bordo della sua McLaren. Il test diede i risultati sperati ed i tempi dimostrarono che Mika c’era ed era tornato quello di sempre.

Incidente di Mika Hakkinen ad Adelaide

Fu così che all’inizio del 1996 Hakkinen si ripresentò in pista come prima guida della McLaren, al fianco del nuovo compagno di squadra David Coulthard, ingaggiato da Ron Dennis dopo una buona annata alla Williams. Al primo tentativo, il finlandese volante (come era chiamato da molti) fu subito in grado di stupire tutti, quando in Australia, sul nuovo circuito di Melbourne, fu capace di ottenere il quinto posto in gara, dopo aver rifilato più di un secondo in qualifica a Coulthard. Con 4 podi e altri 7 piazzamenti in zona punti quella stagione si rivelò la sua più positiva fino a quel momento: chiuse il campionato con 31 punti al quinto posto in classifica.

Nel 1997 le cose iniziarono a mettersi per il meglio: la collaborazione con la Mercedes e l’arrivo del genio dell’aereodinamica Adrian Newey, pur non fruttando vittorie immediate, avrebbero posto le basi per i successi degli anni successivi. Quella stagione fu ancora una stagione transitoria per il team di Ron Dennis e dopo la vittoria di Coulthard nel Gran Premio di apertura, non arrivarono altri successi fino alla gara finale del campionato. Si correva a Jerez, nel gran premio del famoso scontro tra Jacques Villeneuve e Michael Schumacher, quando il canadese, ormai certo della conquista del suo primo ed unico titolo mondiale, lasciò gentilmente strada ad Hakkinen. Mika vinse così la sua prima corsa in Formula 1. Forse nessuno immaginava, però, che sarebbe stata la prima delle tante.

L’anno della svolta fu il 1998. I nuovi regolamenti che imponevano gomme scanalate e carreggiate ristrette per diminuire la velocità delle vetture vennero interpretati al meglio da Adrian Newey che fu in grado di progettare una vettura fortissima, la McLaren Mp4-13. Con una Williams molto in difficoltà e con un Coulthard troppo spesso inconcludente, sarebbe iniziata proprio in quella stagione la lotta con il rivale di sempre: Michael Schumacher. La Ferrari era tornata ai massimi livelli dopo anni lontani dalla lotta iridata: dopo le prime due doppiette di inizio stagione portate a segno dalla McLaren, Schumacher iniziò a recuperare terreno riaprendo il campionato nella parte centrale della stagione.

Mika Hakkinen campione del mondo su McLaren

Fu solo nelle ultime due gare al Nurburgring e a Suzuka che il finlandese mise a segno i due successi decisivi. Al termine della stagione con 8 vittorie e 7 pole position contro le 6 vittorie e le 3 pole del rivale tedesco, Mika Hakkinen ebbe la meglio su Michael Schumacher e divenne per la prima volta campione del mondo di Formula 1 dopo 7 lunghi e difficili anni di carriera. Il giorno del trionfo, sul podio di Suzuka, in occasione di uno dei momenti più belli della sua vita, Hakkinen non seppe trattenere l’emozione e scoppiò in un lungo pianto di gioia. La McLaren tornò alla vittoria del campionato costruttori dopo sette anni di astinenza.

Nel 1999 il team di Dennis si dimostrò ancora una volta in grado di lottare per il titolo. La vettura progettata da Newey rimase la più forte a livello di prestazioni, ma la Ferrari recuperò terreno rispetto all’anno precedente dimostrando una maggiore affidabilità rispetto alle frecce d’argento. Nella parte iniziale di stagione Hakkinen e Schumacher diedero vita ad un bel duello avvidendandosi più volte in testa alla classifica, fino ad arrivare al Gran Premio di Silverstone, quando il tedesco, a causa dell’improvviso cedimento dei freni fu protagonista di un brutto indidente nel quale riportò la frattura di una gamba: il ferrarista, costretto a saltare quasi per intero la stagione, venne tagliato fuori dai giochi mondiali.

A quel punto Hakkinen, in assenza del principale rivale, si vide spalancare le porte del mondiale e commise il grave errore di perdere la concentrazione e di sottovalutare l’altro pilota Ferrari, Eddie Irvine. L’irlandese si dimostrò molto veloce e mise a segno delle vittorie importanti nella parte centrale della stagione, mentre Mika fu autore di una serie di errori gratuiti. Celebre quello di Monza, quando il finlandese a causa di un calo concentrazione, si girò alla prima chicane del circuito italiano buttando al vento una gara già praticamente vinta. Il campione del mondo in carica, in uno dei momenti più difficili della propria carriera, venne sorpreso dalle telecamere a bordo pista mentre piangeva per il grande sconforto.

Mika Hakkinen su McLaren

In quell’occasione tutti si resero conto del vero carattere di Hakkinen, una persona riservata ed apparentemente dal carattere di ghiaccio, ma che in realtà era un uomo dalla grandissima sensibilità. Il ritorno di Schumacher nel Gran Premio della Malesia consentì ad Irvine di portare a casa un altro importante successo e la doppietta delle rosse fece si che si arrivasse a Suzuka con il disorso mondiale ancora apertissimo. Fu lì che Mika dimostrò a tutti le sue grandi capacità, rispondendo in pista a tutte le critiche e le polemiche che lo avevano messo in crisi durante tutta la stagione: partito davanti al gruppo rimase in testa per tutta la corsa andando a vincere meritatamente il suo secondo titolo mondiale consecutivo. La Ferrari si dovette accontentare del ritorno del titolo costruttori a Maranello dopo ben 16 anni.

La sfida con Schumacher si rinnovò l’anno successivo, ma con una Ferrari sempre più in palla ed una McLaren troppo spesso fermata da problemi di motore, per Mika l’impresa di battere il rivale tedesco divenne quasi impossibile: dopo i due ritiri nelle prime due gare e la rottura del propulsore nel Gran Premio di Indianapolis, il finlandese dovette cedere a Suzuka il titolo di campione del mondo a Schumacher, capace di riportare l’iride a Maranello dopo la bellezza di 21 anni dal lontano trionfo di Jody Scheckter. Di quella stagione rimase memorabile soprattutto l’incredibile sorpasso di Hakkinen a Spa, confezionato ai danni di Michael Schumacher. Si trattò di uno dei più spettacolari gesti tecnici della storia dell’automobilismo perchè avvenuto in uno dei punti più veloci del mitico tracciato belga, alla velocità di oltre 300 Km/h e con un doppiato (Zonta) tra la McLaren del finlandese e la Ferrari del tedesco.

Da quella stagione in poi nessuno sarebbe stato più in grado, prima dell’arrivo ai massimi vertici di Fernando Alonso, di battere un’accoppiata Ferrari-Schumacher davvero troppo forte per tutti. La stagione 2001 fu molto deludente con l’arrivo di sole due vittorie e con il quinto posto finale in classifica, ma tutti speravano e credevano che l’anno successivo Mika Hakkinen sarebbe ritornato ai vertici, che sarebbe tornato a dare filo da torcere a Schumacher. Quelle lotte, invece, non sarebbero mai più tornate, perchè proprio in quella stagione arrivò da Mika una notizia che per il mondo della Formula 1 fu come un fulmine a ciel sereno: la decisione di abbandonare le corse per concedersi un anno insieme alla moglie Erja ed al figlio Hugo. Tra notizie di ritorno e secche smentite in realtà il finlandese volante non sarebbe mai più tornato alla guida della sua McLaren. Al suo posto dalla stagione successiva un altro giovane finlandese, anche lui di poche parole, consigliato proprio da Hakkinen a Ron dennis: Kimi Raikkonen.

Mika Hakkinen e Michael Schumacher

Finì così la carriera di un grande campione, di un pilota forse troppo a lungo sottovalutato, almeno fino al 1998, l’anno della sua definitiva consacrazione. Forse perchè Mika era una persona che parlava poco, che preferiva al caos della folla la tranquillità del proprio box, la vicinanza della moglie Erja. Era un pilota di sani principi, poco attaccato, al contrario di altri colleghi, ai soldi. Per lui la McLaren non fu una squadra, ma una famiglia, un gruppo di persone di cui fidarsi, sulle quali poter contare nei momenti di difficoltà e con le quali poter gioire dopo le vittorie.

Mika Hakkinen sarà sempre ricordato come uno dei pochi piloti in grado di lottare alla pari e di battere un asso come Michael Shumacher. Forse rimarrà anche l’avversario più corretto del tedesco: mai una parola da dire tra i due, mai un comportamento sleale. Hakkinen era per Schumacher un temibile avversario in pista e alo stesso tempo un amico con cui poter scherzare fuori. In Formula 1 Mika Hakkinen, oltre ad essere un grande pilota, è stato un grande uomo, uno di quelli che oggi nel mondo dello sport non è più così facile trovare.

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