I grandi piloti: Jackie Stewart

Jackie Stewart

John Young Stewart, da tutti conosciuto come Jackie, nacque l’11 Giugno del 1939 a Milton, una cittadina della Scozia occidentale. Nella sua famiglia le macchine erano di casa, visto che i genitori possedevano un garage a Dumbarton ed il padre, che era ben messo dal punto di vista economico, faceva il venditore di Jaguar. Il fratello Jimmy, inoltre, era un pilota abbastanza conosciuto a livello locale e correva per la scuderia Ecurie Ecosse.

Jackie iniziò a lavorare fin da piccolo nel garage di famiglia come apprendista meccanico e all’età di 15 anni, a causa di una dislessia che gli impedì di raggiungere buoni risultati a scuola, decise di lasciare gli studi. Il suo istinto era quello di seguire le orme del fratello maggiore, ma dopo che Jimmy dovette lasciare le corse per un grave incidente nel quale rimase coinvolto a Le Mans, fu spinto dai genitori verso l’altra sua grande passione, quella del tiro al piattello.

Si dimostrò molto bravo in questa disciplina e a soli 19 anni entrò a far parte della squadra olimpica scozzese, sfiorando addirittura la partecipazione alle Olimpiadi del 1960. Jackie, però, non era davvero felice, sapeva che la sua vera strada era un’altra: quella dell’automobilismo. Il giovane con le auto ci sapeva fare e così nel 1964, contro il volere dei genitori (che avrebbero preferito per lui una vita lontana dalle piste), accettò di l’offerta di Barry Filer, un cliente del padre, che gli propose di provare una delle sue macchine sul circuito di Oulton Park.

Jackie Stewart in Formula 3

Jackie fu subito capace di impressionare tutti gli spettatori. Il suo nome iniziò a girare fino ad arrivare, tramite un direttore di pista, alle orecchie di Ken Tyrrell, allora manager di una scuderia in Formula 3. Tyrrell non si fece scappare l’occasione e chiamò il fratello Jimmy per offrire a Jackie l’opportunità di provare in pista una delle Cooper con le quali partecipava al campionato.

Le vetture di Tyrrell erano tra le più competitive della categoria e venivano provate dall’ormai esperto pilota di Formula 1 Bruce McLaren. Stewart fin dai primi giri si dimostrò più veloce di McLaren, il quale pur col massimo degli sforzi non più riuscì ad abbassare i tempi del giovane scozzese. Fu così che Tyrrell, impressionato dalla naturelezza e dalla pulizia di guida con la quale Jackie riusciva sempre a mantenere macchina e gomme praticamente immacolate, decise di ingaggiarlo nella sua squadra.

Nel 1964 con le vetture di Tyrrell vinse la sua prima gara a Snetterton aggiudicandosi con estrema facilità il campionato britannico di Formula 3. Si capì subito che Jackie era già pronto al grande salto e, visto che Tyrrell non possedeva ancora un team in Formula 1, Stewart si accasò per la stagione successiva alla BRM che gli offrì un contratto di ben 4.000 sterline per fare il secondo all’ex campione del mondo Graham Hill.

Jackie Stewart su BRM

Il 1965 fu una stagione estremamente positiva per lui. All’esordio nel Gran Premio di Sudafrica conquistò subito il suo primo punto iridato, mentre nello stesso anno arrivò anche la prima vittoria in Formula 1 al Gran Premio di Monza: gli bastarono pochi mesi per essere già considerato allo stesso livello del ben più titolato compagno di squadra.

L’anno successivo, il 1966, fu una stagione molto particolare per Stewart. Il giovane confermò tutto il suo talento anche alla 500 Miglia di Indianapolis, quando, dopo aver dominato incontrastato per tutta la gara, fu solo la rottura della pompa di iniezione ad otto giri dal termine a separarlo dal successo. Questa prestazione, insieme ad una fantastica vittoria al Gran Premio di Montecarlo, avevano spostato tutti i riflettori su di lui, ma da lì a poco sarebbe accaduto un evento che avrebbe cambiato per sempre il suo modo di concepire le corse.

Era il 12 Giugno 1966 e sul circuito di Spa si correva il Gran Premio del Belgio.All’improvviso si scatenò un violento temporale che rese pericolosissime le condizioni del tracciato. Numerosi piloti, traditi dall’asfalto scivoloso, iniziarono ad uscire di pista; tra questi anche Jackie Stewart non riuscì a domare la sua vettura e venne scaraventato fuori finendo in un fosso. Il primo ad accorgersi di lui fu il compagno Graham Hill, uscito senza conseguenze nella stessa curva: il serbatoio della BRM di Stewart si era spaccato e Jackie si trovava incastrato all’interno dell’abitacolo completamente coperto di benzina con un alto rischio di incendio.

Jackie Stewart su BRM

Lo sterzo gli bloccava le gambe e non gli permetteva di uscire. Hill e Bob Bondurant riuscirono a liberarlo solo dopo parecchio tempo, smontando il volante con l’aiuto di una chiave inglese prestata da uno spettatore. Erano passati 25 minuti e non c’era ancora traccia di soccorsi. Stewart venne caricato sul retro di un furgone dove, prima dell’arrivo dell’ambulanza, un dottore rimediato sul posto gli diede le prime cure. Il trasporto in ospedale fu lentissimo, ed il conducente dell’ambulanza non sapeva neanche la strada da prendere per il centro medico più vicino.

Nel frattempo Jackie non muoveva le gambe e si temeva che si fosse rotto la spina dorsale. Solo dopo i primi controlli ci si accorse che le condizioni erano meno gravi del previsto e alla fine lo scozzese se la cavò con qualche ferita. In quel giorno capì che troppe cose in Formula 1 non andavano bene: dalle macchine agli impianti antindendio, dalla copertura medica alle condizioni igieniche. Nei circuiti le vie di fuga erano assenti e a bordo pista gli alberi non erano neanche protetti: ogni corsa era una ridicola sfida contro la morte.

Da quel giorno Jackie pretese sulla sua BRM un sistema di sganciamento rapido del volante e si candidò come principale difensore dei diritti di sicurezza dei piloti, tanto da farsi promotore, insieme al team Manager BRM Louis Stanley, di una campagna tesa a migliorare le condizioni dei circuiti e dei primi soccorsi in caso di incidenti gravi. Fu Stewart ad iniziare una battaglia che continua ancor oggi e senza la quale decine di piloti negli anni successivi avrebbero perso la vita.

Jackie Stewart su Matra

Il 1967 fu un anno di transizione e, alla guida di una BRM non più molto competitiva, si dovette accontentare del nono posto finale. Fu nel 1968 che iniziarono ad arrivare i risultati importanti: Ken Tyrrell decise di debuttare con la sua scuderia nella massima serie e richiamò in squadra il suo pupillo di sempre. Con l’utilizzo dei telai Matra del 1967 e dei buoni motori Ford DFV Cosworth Jackie vinse tre gare arrivando al secondo in campionato alle spalle della Lotus di Graham Hill.

La coppia Tyrrell-Stewart era soltanto all’inizio e si sarebbe rivelata la principale protagonista di uno dei periodi più belli della storia della Formula 1. L’anno successivo la nuova vettura, la Matra-Cosworth MS80, si dimostrò fortissima e Stewart demolì la concorrenza vincendo sei gare 6 su 11 e conquistando il suo primo titolo mondiale. In quegli anni il look inconfondibile e la presenza al suo fianco della bella moglie Helen lo resero il personaggio simbolo dei box.

Intanto, nel 1970 Ken Tyrrell fu costretto ad interrompere la collaborazione con la Matra e forte dei nuovi motori V8 Ford e di un importante sponsor come la Elf decise di costruire per la prima volta un telaio in casa propria. Jackie iniziò la stagione con una March molto inferiore rispetto alla concorrenza che lo costrinse ad una sola vittoria nella prima parte del campionato, quella arrivata al Gran Premio di Spagna. La Tyrrell 001 fu pronta soltanto per le ultime corse, ma si trattava di una vettura ancora grezza.

Jackie Stewart su Tyrrell

Stewart utilizzò le ultime gare di quell’annata e tutto l’inverno successivo per portare avanti lo sviluppo di una vettura che comunque nascondeva ottime potenzialità. Il lavoro del team fu tutto incentrato su di lui, il campione capace di poter portare la Tyrrell alla vittoria. La grinta del piccolo scozzese e gli sforzi della squadra fecero si che la vettura si presentasse al meglio alla stagione 71.

I risultati si videro e come! Fu un altro anno pieno di successi: con una Tyrrell 003 veloce e affidabile Jackie Stewart (già 32enne) divenne per la seconda volta campione del mondo. Di quella stagione rimase soprattutto il ricordo della grande impresa di Montecarlo dove Jackie vinse conducendo gran parte della corsa senza l’utilizzo dei freni posteriori.

Il 1972 fu l’anno che segnò il ritorno ai massimi vertici della Lotus. La 072 si rivelò un
missile e grazie al fiuto del grande Colin Chapman, che ingaggiò il giovane e talentuoso brasiliano Emerson Fittipaldi, si venne a creare un binomio fortissimo. Nonostante tutto, Jackie diede vita a bellissimi duelli con Fittipaldi, ma pur riuscendo a vincere 4 corse dovette inchinarsi al brasiliano. Fittipaldi con 5 vittorie e diversi piazzamenti a punti si laureò campione del mondo.

Jackie Stewart su Tyrrell

Anche nel 1973 la Lotus e Fittipaldi erano considerati i grandi favoriti, ma in quella
stagione a compensare la superiorità delle vetture di Chapman furono i giochi di squadra.
Jackie trovò nel suo compagno Francois Cevert non solo un pilota, ma un amico fraterno al quale poter svelare tutti i trucchi del mestiere. Se lo scozzese poteva vantare un compagno di squadra fidato, per Fittipaldi Ronnie Peterson si rivelò il primo nemico in pista.

La differenza fu vistosa soprattutto al Gran Premio di Monza, terz’ultima gara della stagione: se Peterson vinse rifiutandosi di far passare Fittipaldi, Cevert lasciò a Stewart quel quarto posto che gli consentì di aggiudicarsi il terzo campionato mondiale. All’età di 34 anni Jackie aveva già deciso di lasciare la Formula 1, ma non sapeva ancora che lo avrebbe fatto con una corsa d’anticipo e con un amico in meno: a Watkins Glen, ultima gara stagionale, il campione del mondo non volle correre nel rispetto del compagno Cevert, morto in un terribile incidente durante le prove del giorno prima.

Il piccolo scozzese lasciò la Formula 1 con ben 99 Gran Premi all’attivo e col record di 27 vittorie, che sarebbe rimasto imbattuto per i successivi 20 anni. A fare di Jackie Stewart uno dei miti della storia delle corse non furono soltanto le indubbie qualità al volante, ma anche l’umiltà ed il rispetto per i colleghi e per la vita. E’ anche grazie a lui che la Formula 1 dei fossi, degli alberi e delle campagne si è trasformato oggi in uno sport molto più sicuro.

Jackie Stewart e Francois Cevert

Dopo il ritiro del 1973 il grande Jackie sarebbe ritornato a vincere un Gran Premio di Formula 1 nel 1999, ma questa volta nelle vesti di team manager della scuderia di sua proprietà (appunto la Stewart) proprio nel circuito che più volte lo aveva visto trionfare da pilota e che lui stesso aveva definito come “l’inferno verde”: il Nurburgring.

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