I grandi piloti: Graham Hill
Mercoledì 10 Ottobre 2007 alle 07:30 - ciccio85

Graham Hill nacque il 17 Febbraio del 1929 ad Hampstead, Londra. Tra i grandi piloti della storia della formula 1 è considerato uno dei più anomali visto che, a causa delle difficili condizioni economiche della sua famiglia, guidò per la prima volta un’automobile soltanto all’età di 24 anni, arrivando molto tardi nel mondo delle corse.
La sua prima macchina fu una vecchia Austin del 1929, un vero e proprio rottame, al punto che a quella macchina mancavano addirittura i freni. Eppure fu proprio su quel rottame che Graham si fece le ossa, acquisendo quelle qualità di guida che gli sarebbero poi tanto servite negli anni a venire.
Più volte Hill nel corso della sua vita parlò ironicamente di quella vecchia auto. Per lui le doti del grande pilota erano la concentrazione, la determinazione e l’anticipazione e una macchina come la Austin del 1929, dal suo punto di vista, era l’attrezzo ideale per allenarle tutte e tre. L’anticipazione, poi, era forse quella più richiesta visto che per rallentare prima delle curve, con un’auto che non aveva i freni, il giovane Hill era costretto ad usare i marciapiedi.

Graham iniziò a lavorare a soli 16 anni nella fabbrica di strumentazione Smiths dove rimase fino all’età di 21 anni, quando, dopo cinque anni trascorsi in fabbrica, decise di arruolarsi nella marina militare. Fu un cambiamento solo temporaneo, poichè tornò alla Smiths soltanto un paio di anni dopo. All’età di 23 anni conobbe la futura moglie Bette e fu nello stesso periodo che avvenne la svolta della sua vita.
Hill lesse su un giornale un annuncio di una nuova scuola di guida sportiva che dava l’opporunità agli interessati di guidare un’auto da gara sul circuito di Brands Hatch al prezzo di soli 5 scellini al giro. Gli bastarono 4 giri per capire quello che a tutti i costi avrebbe voluto fare nella sua vita: il pilota.
Subito si precipitò dal proprietario della scuola, la Universal Motor Racing Club, proponendogli di lavorare come meccanico in cambio della possibilità di guidare una delle macchine da gara che aveva provato. Il proprietario rifiutò ed Hill, pur di poter iniziare a correre, rifece la proposta ad una persona quasi sconosciuta, titolare di un’altra scuola appena aperta.

Questa volta la fortuna fu dalla sua parte e finalmente ebbe la possibilità di iniziare a guidare le prime macchina da corsa. In poco tempo, grazie ai suoi successi, la scuola divenne famosa ed iniziò ad avere un numero sempre crescente di iscritti. Graham divenne il veterano, colui che meglio conosceva i circuiti della zona e da tutti veniva considerato come l’istruttore più capace.
Un giorno, al termine di una gara, fece ritorno a Londra insieme ad un’altra scuderia, quella di un certo Colin Chapman: si trattava della Lotus. Chapman decise di assumere Hill come meccanico della squadra per una sterlina al giorno, ma quell’incarico non era certo il vero desiderio del giovane, al quale interessava solo correre. Fu dopo parecchio tempo che Chapman si convinse, concedendogli un’occasione unica, cioè quella di un sedile da titolare in squadra.
Finalmente il suo mestiere divenne quello del pilota full-time e nel 1958 Graham Hill fece il suo debutto in Formula 1 in occasione del Gran Premio di Montecarlo. Furono degli anni difficili nei quali i risultati furono abbastanza scarsi a causa dei continui guasti tecnici della sua Lotus. Fu così che nel 1960 decise di passare ad un’altra scuderia, la BRM.

Negli anni 1961 e 1962 non arrivò ancora nessun successo, ma grazie ad una vettura ben più competitiva Graham iniziò a dimostrare a tutti il suo vero valore. Sentiva che prima o poi le cose sarebbero andate per il verso giusto. Arrivò così il 1962, l’anno dell’autentico boom di Graham, nel quale il pilota inglese si tolse anche più soddisfazioni di quelle si sarebbe potuto aspettare: non soltanto vinse il suo primo Gran Premio a Zandvoort, ma, ripetendosi per altre tre volte nel corso della stagione, si laureò addirittura campione del mondo.
Negli anni a seguire fu protagonista di grandi battaglie con i più importanti piloti di quei tempi. Vinse altre due volte, a Montecarlo e negli Stati Uniti, ma i numerosi problemi meccanici della sua BRM lo costrinsero spesso a ritirarsi togliendogli per diverse stagioni di fila l’opportunità di lottare per la vittoria del suo secondo titolo mondiale.
In quel periodo, però, Graham non si limitò soltanto alla Formula 1. Nel 1965 fece il pilota per la Ferrari in alcune gare sportive, mentre nel 1966 fu protagonista della vittoria di una delle più prestigiose corse automobilistiche: la 500 Miglia di Indianapolis. Fu l’anno dopo, nel 1967, che Hill decise di ritornare ad essere uno dei protagonisti in Formula 1 e prese una decisione che quasi nessuno si sarebbe aspettato, cioè quella di firmare nuovamente per la Lotus.

Colin Chapman lo volle alla guida della 49b per affiancarlo al grande Jim Clark, già due volte campione del mondo nel 1963 e nel 1965. La Lotus era una grande vettura e con la presenza di due piloti così forti il mondiale si sarebbe sicuramente trasformato in un affare tra Hill e Clark. Nelle prime corse della stagione fu, in effetti, una lotta a due, fin quando la tragica morte di Clark ad Hockenheim lasciò tutto il peso della squadra ad Hill. L’inglese, a quel punto, in mancanza del principale avversario, non ebbe problemi a vincere le due corse successive e divenne campione del mondo per la seconda volta.
Gli anni successivi non furono ricchissimi di successi e vengono ricordati soprattutto per il trionfo del 1969 a Montecarlo, quando Hill stabilì il record di 5 vittorie personali ottenute tra le strette stradine del principato. Quel record sarebbe stato battuto solo nel 1993 in occasione della sesta vittoria a Montecarlo di Ayrton Senna.
L’inglese rimase alla Lotus fino al 1970 per poi passare alla Brabham. Anche lì molti problemi e pochi successi, fino ad arrivare al terribile incidente di Watkins Glen che
lo costrinse per un lungo periodo alla sedia a rotelle. Rimessosi dalle gravi ferite, Graham tornò a correre, ma senza ottenere risultati. Fu al di fuori dal mondo della Formula 1, nel 1972, che Hill ottenne l’ultimo importante successo della carriera: la vittoria della 24 ore di Le Mans conquistata in coppia con Henri Pescarolo alla guida di una Matra.

L’anno successivo l’inglese decise di finanziare la nascita della sua scuderia personale,
la Embassy, sulla base di alcuni telai comprati dalla Lola. Furono, però, anni di lavoro poco proficuo, tanto che nel 1975, deluso dalla mancata qualificazione a quel Gran Premio di Montecarlo che da sempre era stato abituato a dominare, Graham decise di ritirarsi definitivamente dal mondo delle corse, all’età di 46 anni.
Sopravvissuto a gravi incidenti automobilistici avvenuti nel corso della carriera, il destino volle che Graham morisse in un incidente aereo. Era il 29 Novembre del 1975 quando si schiantò col velivolo che lui stesso stava pilotando. Con lui perse la vita anche il giovane Tony Brise al quale aveva affidato le macchine della propria scuderia.
Se ne andò così Graham Hill, un personaggio ammirato da tutti per essersi fatto da solo nonchè unico pilota dei suoi tempi a poter vantare un palmares ricco di successi così prestigiosi: 5 vittorie al Gran Premio di Montecarlo, trionfi alla 500 Miglia di Indianapolis e alla 24 ore di Le Mans, per non dimenticare naturalmente i due campionati mondiali di Formula 1 del 1962 e del 1968.

Segno che quella vecchia Austin del 1929 era servita a qualcosa, così come a qualcosa erano serviti gli anni di sacrifici per farsi spazio in un mondo nel quale a volte i soldi contano più della stoffa. Nonostante la scomparsa di Graham, eppure, quell’inconfondibile caschetto blu a strisce bianche sarebbe tornato a sfrecciare e a vincere per i circuiti d’Europa e del mondo, questa volta però in testa al figlio Damon capace di riportare, a distanza di 28 anni, un altro titolo mondiale in casa Hill.
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