I grandi piloti: Giuseppe “Nino” Farina

Giuseppe Farina

Giuseppe “Nino” Farina nacque a Torino il 30 Ottobre del 1906 da una famiglia di carrozzieri. Il padre Giovanni fu il fondatore delle famose carrozzorie di Corso Tortona a Torino, mentre lo zio Battista, anche lui genio del mestiere, fu colui che da tutti venne conosciuto col noto nome di Pinin Farina. In una famiglia del genere, nonostante la laurea in legge, il futuro di Giuseppe non poteva che essere legato alle automobili.

Se già all’età di nove anni fu sorpreso alla guida di una macchina, fu a 19 anni che Farina partecipò alla prima corsa, quando alla guida di una Chiribiri prese parte alla Aosta-Gran San Bernardo. Non fu un debutto fortunato perchè il giovane incorse nel primo della lunga serie di incidenti della sua vita che gli causò la rottura di una clavicola e diverse ferite al volto.

Dopo quell’esperienza, soprattutto per volere del padre, Giuseppe rimase per qualche anno
lontano dall’automobilismo sportivo, per poi ritornare alle corse nel 1933, quando partecipò ad una gara sul circuito dell’Ardenza alla guida di una Siata. Fu lì che le sue qualità di guida furono notate da uno dei fratelli Maserati, il quale gli offrì un sedile per l’anno successivo su una delle sue vetture, la 2500. Nel 1934 proprio su una Maserati 2500 arrivò la prima vittoria ufficiale nel Gran Premio di Cecoslovacchia.

Giuseppe Farina

Intanto in quel periodo la Ferrari era già diventata la più importante squadra corse italiana e tra le sue fila poteva vantare piloti del calibro di Tazio Nuvolari. Fu Nuvolari a proporre il nome di Giuseppe Farina ad Enzo Ferrari, il quale, col suo grande fiuto da scopritore di talenti, aveva già notato la bravura del torinese. Fu così che Giuseppe accettò una proposta che non poteva rifiutare, cioè quella di far perte dell’unica scuderia di quei tempi capace di tener testa allo strapotere tedesco della Mercedes.

Furono tanti i successi dell’epoca, ottenuti anche con vetture diverse dalle Ferrari, come quello del 1940 al Gran Premio di Tripoli alla guida di un’ Alfa 158. Come accadde ad altri suoi grandi colleghi, anche la carriera di Farina fu interrotta dalla guerra, ma Giuseppe fu uno di quei fortunati che alla fine del conflitto potè ritornare a correre con successo. La prima vittoria del dopoguerra risale al 1946, in occasione del Gran Premio delle nazioni a Ginevra, sempre su Alfa 158, mentre le vittorie di Montecarlo e Losanna furono ottenute alla guida di una Maserati.

Si arrivò così al 1950, anno del primo campionato del mondo di Formula 1 che vedeva Giuseppe Farina a difendere i colori nazionali dell’Alfa Romeo. I principali avversari erano considerati i due compagni di squadra, il 39enne Juan Manuel Fangio ed il più esperto 45enne Fagioli. Il 13 Maggio 1950 Farina ebbe l’onore di vincere il primo Gran Premio della storia della Formula 1 precedendo sul circuito di Silvertone i compagni Fangio e Fagioli alla guida della stessa vettura che gli aveva già regalato due volte il titolo di campione italiano nel 1937 e nel 1938: l’Alfa Romeo 158.

Giuseppe Farina su Alfa Romeo 158

Bastarono poche gare per capire che la vittoria finale sarebbe stata un affare tra Farina e
Fangio. Con le due vittorie dell’italiano a Silvertone e Berna e i tre successi dell’argentino a Montecarlo, Spa e Reims il Gran Premio conclusivo di Monza divenne decisivo: bastava che Farina non arrivasse al traguardo perchè il titolo andasse a Fangio. Si trattò di una gara incredibile per l’italiano, che dopo il ritiro del principale rivale per un guasto fu costretto a concludere la gara in condizioni difficilissime.

Ad otto giri dal termine il motore della sua 158 iniziò a dare i primi segni di cedimento, la temperatura era altissima e l’olio era quasi finito, mentre uno scatenato Ascari faceva di tutto per conquistare la vittoria. Farina condusse gli ultimi 5 giri alla disperata accelerando sui rettilinei e facendo le curve in folle per risparmiare il motore, ma alla fine riuscì a tagliare il traguardo e a diventare il primo campione del mondo di Formula 1.

Nel 1952 passò alla Ferrari, ma lì trovò nel compagno di squadra Alberto Ascari un avversario troppo forte da battere, con lui in pista Farina arrivava sempre secondo. Nei successivi 24 Gran Premi l’unica vittoria arrivò in Germania nel 1953, quando con una Ferrari 500 F2 Farina approfittò del ritiro di Ascari per la perdita di una ruota per aggiudicarsi una delle corse più prestigiose di allora, quella che si correva sul terribile circuito del Nurburgring.

Giuseppe Farina campione del mondo di Formula 1

Sempre nello stesso anno l’italiano fu lo sfortunato protagonista di un incredibile Gran Premio d’Argentina caratterizzato dall’invasione di pista del pubblico: Giuseppe, per evitare un bambino che stava attraversando la strada andò fuori strada uccidendo ben nove persone. Dopo quegli anni, ancora qualche vittoria in gare di durata ed il tentativo ad Indianapolis negli anni 1956 e 1957, quando, dopo la morte del compagno di squadra, Farina decise definitivamente di lasciare le corse.

Successivamente lavorò nella vendita di Alfa Romeo e Jaguar in Italia. Dopo essere scampato a tantissimi incidenti durante la sua carriera di pilota (parliamo di anni in cui la sicurezza nelle corse era praticamente assente) e dopo essere sopravvissuto nel 1960 ad un terribile scontro frontale con un camion nel quale perse la vita un suo amico, Farina morì in un indidente stradale al volante di una Lotus Cortina il 30 Giugno 1966 all’età di 60 anni.

Con Giuseppe Farina se ne andò un gentiluomo coraggioso, un cavaliere allegro e generoso oltre che un grande pilota. Pur essendo un tipo molto irruento in pista si dimostrò il primo pilota davvero completo della Formula 1 moderna, il pioniere di quello stile di guida a braccia tese e busto eretto dal quale più tardi presero spunto tanti altri campioni, a partire da Stirling Moss.

Giuseppe Farina su Ferrari

Così lo ricordò Enzo Ferrari:

“Nino Farina era l’uomo dal coraggio che rasentava l’inverosimile. Un grandissimo pilota, per il quale bisognava stare sempre in apprensione, soprattutto alla partenza e quando mancavano uno o due giri all’arrivo. Alla partenza era un po’ come un purosangue ai nastri, che nella foga della prima volata può rompere; in prossimità del traguardo era capace di fare pazzie, ma, bisogna pur dire, rischiando solo del proprio, senza scorrettezze a danno di altri…Sarà storicamente ricordato come il pilota che per primo si è fregiato del titolo mondiale quando, nel 1950, fu istituito il Campionato del Mondo di F1″.

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