I grandi piloti: Gilles Villeneuve

Gilles Villeneuve

Joseph Gilles Henri Villeneuve nacque a Chambly, un paese nello stato del Quebec (Canada), il 18 Gennaio del 1950. Da piccolo si trasferì a Berthierville, una cittadina vicina, dove trascorse tutta la sua infanzia. Fin da bambino dimostrò la sua grande passione per i motori e per la velocità, inizialmente alla guida di motoslitte. Iniziando per puro divertimento in compagnia del fratello, dopo qualche anno di esperienza Gilles iniziò a partecipare alle prime corse in giro per la sua zona.

I primi successi arrivarono a 17 anni ed in poco tempo il giovane ci prese sempre più gusto, fino a diventare campione del Quebec nel 1971 e nel 1972. L’anno successivo prese parte per la prima volta al campionato nazionale fino a diventare addirittura campione del mondo nei due anni successivi alla guida di una motoslitta da lui stesso modificata nella trasmissione e nelle sospensioni.

Al contrario di come si potrebbe pensare, controllare un mezzo di quel tipo era un compito
tutt’altro che facile: il fondo reso molto scivoloso dal ghiaccio, i continui spruzzi di neve che rendavano la visibilità quasi nulla soprattutto quando non si era in testa alla gara, le alte velocità e la scarsa stabilità richiedevano elevate capacità di guida ed un gran coraggio. Quelle trascorse sulle motoslitte tra le nevi del Quebec si sarebbero rivelate, soltanto pochi anno dopo, delle avventure utilissime per Gilles, un pilota che, non a caso, riusciva a dare il meglio di sè proprio nelle condizioni di pista più estreme e che veniva considerato in assoluto uno dei piloti più bravi sotto la pioggia.

Gilles Villeneuve

Nonostante i successi, le motoslitte iniziarono ad andare un pò strette al piccolo canadese, che in quegli anni iniziò a nutrire una passione sempre crescente per le automobili. Nel 1971 partecipò alla prima corsa automobilistica della sua vita, anche se si trattò soltanto di una gara di accelerazione alla quale prese parte con una Mustang preparata in compagnia del padre. Nel 1973 decise di vendere la piccola casa nella quale viveva con la moglie Johanna per trasferirsi in un appartamentino, in modo da investire il denaro ricavato per partecipare al campionato di Formula Ford. Si trattò di un buon investimento, in quanto Gilles divenne campione del Quebec alla sua prima partecipazione.

Nel 1974 passò alla più impegnativa Formula Atlantic dove rimase a correre per tre anni riuscendo a conquistare il campionato nel 1976 con dei numeri da record: 9 vittorie ed un ritiro per problemi tecnici sulle 10 gare totali. Nel 1977, dopo le prime corse nella stessa categoria, arrivò la partecipazione ad una gara che si sarebbe rivelata molto più importante del previsto: il GP Trois Rivieres, evento al quale prendevano parte anche diversi piloti di Formula 1. Fu in quell’occasione che le sue qualità vennero fuori con estrema evidenza, quando Gilles fu capace di vincere la corsa battendo numerosi piloti famosi ed arrivando davanti al campione del mondo in carica James Hunt.

Proprio Hunt, accortosi a proprie spese delle doti di Villeneuve, consigliò il giovane al team manager della McLaren Teddy Mayer. La scuderia inglese, dopo alcuni test, decise di far partecipare Gilles al Gran Premio di Gran Bretagna che si sarebbe disputato proprio in quel periodo. Così, inaspettatamente e nel giro di poche settimane, Villeneuve si itrovò addirittura a correre il suo primo Gran Premio nella massima serie. Il suo debutto in Formula 1 fu abbastanza soddisfacente poichè, dopo aver conquistato la nona posizione in qualifica ed aver fatto segnare il miglior tempo nel Warm-Up, chiuse la gara all’11° posto.

Gilles Villeneuve in Formula Atlantic

La prestazione positiva, però, non bastò per convincere Teddy Mayer, il quale gli preferì Patrik Tambay. Fu a quel punto che Enzo Ferrari, colpito fin da subito dalla naturalezza di guida e dalla padronanza mostrate da Gilles (più tardi avrebbe detto che gli sembrò di rivedere Tazio Nuvolari), approfittò della situazione per portarlo a Maranello nell’Agosto di quello stesso anno. Gilles disputò le ultime due gare della stagione al posto di Niki Lauda che, divenuto campione del mondo con largo anticipo, aveva deciso di troncare anzi tempo il difficile rapporto con la Ferrari in vista del suo passaggio alla Brabham per l’anno successivo.

La penultima gara del 1978 si disputò a Montreal, dove proprio davanti al pubblico di casa Gilles riuscì ad ottenere un discreto 12° posto. La seconda gara alla guida della Ferrari, invece, non fu proprio così fortunata, in quanto Gilles, in occasione del gran Premio del Giappone sul circuito del Fuji, incorse in un triste episodio. Dopo una buona partenza col sorpasso di due vetture, l’ancora poco maturo Villeneuve raggiunse con troppa foga la Tyrrell a sei ruote di Ronnie Peterson, la tamponò e volò fuori pista su un gruppo di persone piazzate in punto pericoloso del circuito. Gilles rimase illeso, ma uccise 11 spettatori.

Il fatto fece scoppiare grandi polemiche, ma nonostante le pressioni dell’opinione pubblica, Villeneuve fu confermato dalla Ferrari anche per il 1978 al fianco del più esperto Carlos Reutemann. Nelle prime gare il canadese si dimostrò subito molto veloce, ma gli incidenti continuarono a susseguirsi uno dopo l’altro: Rio De Janeiro, Long Beach (quando tamponò Clay Regazzoni mentre era saldamente in testa alla gara) e Montecarlo bastarono perchè gli venisse subito attribuito il soprannome di “aviatore”.

Incidente Gilles Villeneuve

Gilles in pista era uno spericolato e diversi colleghi, come Ronnie Peterson, dissero di lui che era un vero pericolo pubblico. I meccanici dicevano di riuscire a riconoscere quali fossero le parti del cambio di Gilles e quali quelle di Reutemann soltanto toccandole ed erano spesso costretti alle ore piccole per mettere a posto le macchine che continuamente distruggeva. Eppure, nonostante i punti tardassero ad arrivare e nonostante Gilles fosse da molti considerato un pilota inconcludente, quella sua guida spettacolare e quei controlli sempre al limite fecero esaltare il pubblico tanto da farlo entrare subito nei cuori di tutti i tifosi, ferraristi e non.

Intanto, dopo le prime uscite, iniziarono anche ad arrivare i primi punti, con il quarto posto conquistato in Belgio ed il podio del Gran Premio d’Austria. Nella stessa stagione, proprio quando si pensava fosse ormai troppo tardi, arrivò anche la prima vittoria in Formula 1 ottenuta con grande gioia proprio nel Gran Premio del Canada a Montreal, in occasione dell’ultimo appuntamento della stagione. Villeneuve chiuse soltanto 11° in campionato, ma dopo un anno di esperienza, tutti erano sicuri che l’anno successivo sarebbe andata meglio. E così fu.

Nel 1979 Carlos Reutemann andò alla Lotus per far spazio a Jody Scheckter, arrivato dalla Wolf. Dopo un inizio poco brillante, con due successi della Ligier di Jacque Lafitte, la scuderia di Maranello trovò nella nuova e velocissima Ferrari 312 T4 la sua arma vincente. Arrivarono subito due doppiette con le vittorie di Gilles avanti Scheckter in occasione dei Gran Premi del Sudafrica e degli Stati Uniti Ovest. I due ormarono subito una coppia affiatatissima e Jody, oltre che un buon compagno di squadra, ivenne per Gilles anche un grande amico. Nel resto della stagione, nonostante i diversi piazzamenti di Villeneuve, Scheckter si rivelò più continuo e, riuscendo ad avere la meglio anche sulla Renault di Alan Jones, si laureò campione del mondo proprio a Monza, dove le Ferrari dominarono arrivando in parata davanti al pubblico in festa.

Gilles Villeneuve su Ferrari

Villeneuve in quella stagione arrivò secondo in campionato a soli 5 punti dal compagno di squadra, grazie anche al secondo posto ottenuto nella penultima gara in Canada e alla terza vittoria stagionale arrivata in chiusura, nel gran Premio degli Stati Uniti Est. Eppure, nonostante i suoi tre successi e la conquista di titolo piloti e cotruttori da parte della Ferrari, quello che rimase memorabile del 1979 fu un altro episodio: il celebre duello Villeneuve-Arnoux. Si correva il Gran Premio di Francia a Digione e a pochi giri dalla fine le due Renault di Jabouille e Arnoux erano in testa alla corsa. Renè Arnoux guidava tranquillamente, convinto di poter conservare un secondo posto che sarebbe valso una bella doppietta casalinga, quando iniziò ad intravedere dai propri specchietti la Ferrari di Gilles Villeneuve.

Gilles stava guidando, come sempre, al limite per cercare di agguantare un importante secondo posto. Nonostante la Ferrari avesse qualcosa in meno rispetto alla Renault in quel circuito, Villeneuve continuò a tirare fino ad agguantare Renè Arnuox. In quel momento ebbe inizio un duello stupendo ruota a ruota tra il canadese ed il francese che tenne col fiato sospeso i tifosi per ben tre giri. Alla fine Gilles ebbe la meglio arrivando secondo dietro a Jabouille, che portò alla prima vittoria gli innovativi motori turbo Renault. Non si trattò di un successo o della vittoria di un campionato mondiale, ma quel fantastico duello è considerato ancor oggi dagli appassionati di Formula 1 uno dei momenti più intensi della storia di questo sport.

Se Gilles era già un pilota amato dal popolo ferrarista, il duello di Digione insieme al memorabile giro condotto su tre ruote sul circuito di Zandvoort, fecero si che nel 1979 esplodesse una vera e propria febbre Villeneuve. Il 1980 fu, però, un anno decisamente no per la Ferrari, che nonostante avesse dominato la stagione precedente, si ritrovò molto indietro rispetto ad altre scuderie nello sviluppo dei nuovi e vincenti motori turbo. Fu un’annata in cui il campionato fu un affare tra Alan Jones e Nelson Piquet, mentre i due ferraristi dovettero accontentarsi di qualche misero piazzamento a punti. Alla fine avrebbe trionfato il francese, firmando la prima vittoria iridata della scuderia di Frank Williams, nell’anno del ritiro definitivo di Jody Sheckter.

Duello Villeneuve Arnoux

Il 1981 si aprì con l’arrivo in Ferrari di Didier Pironi che, grazie alle buone prestazioni mostrate l’anno prima alla Ligier, fu l’uomo scelto da Enzo Ferrari in sostituzione di
Sheckter. Si trattò di una stagione di transizione per la scuderia di Maranello. La nuova Ferrari 126 CK si rivelò una buona vettura ed il motore turbo Ferrari iniziò a dare i primi frutti solo a metà stagione quando Gilles Villeneuve vinse due gare consecutive. Il primo succeso arrivò nel Gran Premio di Montecarlo dove riuscì a battere di forza Alan Jones se pur con una vettura non al top, mentre il secondo (forse il suo trionfo più bello) fu conquistato in Spagna, dove con animo da grande combattente, riuscì a tenere dietro sette vetture decisamente più veloci di lui concentrate nello spazio di pochi secondi.

Furono le ultime vittorie di una stagione terminata male, a causa di continui ritiri per i capricci di un motore promettente, ma ancora troppo poco affidabile. Gli sviluppi portati avanti per tutto l’inverno, però, regalarono subito risultati positivi, tanto che in vista della stagione 1982 Gilles era considerato il principale candidato per la vittoria del titolo mondiale. La Ferrari 126 c2 era la vettura più forte in circolazione e dopo le prime corse deludenti le rosse iniziarono a dimostrare il loro potenziale ad Imola. Al gran Premio di San Marino arrivò una doppietta, ma si trattò del secondo posto più amaro della carriera di Villeneuve.

A pochi giri dalla fine il canadese conduceva la gara davanti al compagno di squadra e le due Ferrari, agevolate anche dai ritiri di Arnoux e Prost, avevano un gradissimo vantaggio sugli inseguitori. A quel punto Gilles, a fronte degli accordi presi nel pre-gara per il mantenimento delle posizioni e a fronte delle indicazioni del muretto (dove fu esposta la scritta SLOW), rallentò visibilmente per evitare rischi inutili. Pironi, invece, continuò a forzare, superando Villeneuve per ben due volte. Gilles, che non aveva capito subito le intenzioni del compagno, pensò che il fracese lo stesse facendo solo divertire il pubblico delle gradinate. Fu alla fine che si rese della realtà: Pironi lo aveva tradito per tagliare il traguardo davanti a lui. Villeneuve la prese malissimo, si sentì pugnalato alle spalle dal compagno e dal team e a fine gara disse che non avrebbe mai più rivolto la parola al francese.

Morte Gilles Villeneuve

Si arrivò così, con una situazione tesissima e con un Villeneuve ancora nervoso per i fatti di Imola, a quello che sarebbe stato l’ultimo Gran Premio della sua vita, quello del Belgio. Si disputavano le qualifiche ufficiali sul circuito di Zolder quando alle 13.52 dell’8 Maggio 1982 Gilles uscì dai box a pochi minuti dal termine per tentare di abbassare il proprio tempo. Durante il giro di rientro (come sarebbe stato confermato in seguito) il canadese arrivò alla staccata della Terlameenbocht troppo veloce e si ritrovò improvvisamente davanti la March numero 17 di Jochen Mass, che stava procedendo, in maniera inspiegabile, molto lentamente. I due non si capirono e Villeneuve toccò la parte posteriore della March guidata dal tedesco prendendo il volo. La sua vettura iniziò a cappotarsi in aria continuando a sbattere violentemente sul terreno per circa 200 metri. Gilles durante il volo fu proiettato fuori dall’abitacolo e ancora allaciato al sedile andò a sbattere violentemente il collo su uno dei paletti di sostegno delle reti protettive perdendo immediatamente i sensi.

Furono attimi terribili: Jochen Mass rimase sconvolto per l’accaduto e Renè Arnoux tornò ai box in lacrime. Dai primi soccorsi ci si accorse subito della gravità della situazione, ma i medici nonostante le 20 fratture, pensavano che nessun organo vitale fosse seriamente intaccato. La situazione, però, precipitò quando i dottori si accorsero che l’impatto col paletto aveva causato la rottura della prima vertebra cervicale. Dopo aver superato la notte senza mai riprendere conoscenza, i medici costatarono alle 15.25 del giorno dopo la morte clinica del pilota: il cervello non mandava più impulsi agli organi vitali a causa della rottura della vertebra. L’ultimo disperato tentativo fu quello di un’operazione chirurgica, ma si tratto di un tentativo inutile. Alle 21.12, mentre il mondo della Formula 1 sperava ancora in qualche buona notizia, la moglie Johanna diede l’assenso per lo spegnimento della macchina che lo teneva in vita. Poco dopo venne annunciata la morte di Gilles Villeneuve.

Per l’aviatore fu l’ultimo volo, i tifosi non avrebbero visto mai più quei duelli, quei sorpassi, quei controlli al limite con i quali il piccolo grande canadese li aveva conquistati dopo poche corse dall’inizio della carriera. Gilles Villeneuve non vinse nessun titolo mondiale, conquistò solo 6 vittorie e 2 pole position, i suoi numeri non sono paragonabili a quelli di altri suoi famosi colleghi, eppure quando si stila la lista dei più grandi piloti della storia della Formula 1 non si può fare a meno di scrivere il suo nome. Gilles rimane oggi uno dei piloti più amati dal popolo ferrarista, se non il più amato in assoluto. Di lui dicevano che era un uomo particolare, uno spericolato, da molti definito come il più pazzo mai incontrato in una pista di Formula 1, ma era un uomo che una volta sceso dalla macchina si trasformava nella persona più squisita e amabile del mondo. Doveva essere proprio speciale Gilles per essere diventato in poco tempo il pupillo di un personaggio che di nome faceva Enzo Ferrari:

“Con la sua generosità, con il suo ardimento, con la sua capacità distruttiva che aveva nel pilotare le macchine macinando semiassi, cambi, frizioni, freni, ci insegnava cosa bisognava fare perché un pilota potesse difendersi in un momento imprevedibile, in uno stato di necessità. E’ stato campione di combattività ed ha regalato tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene.”

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2 Resposte a “I grandi piloti: Gilles Villeneuve”

  1. marilu63 dice:

    Ricordo quell’immagine dell’incidente e il tempo trascorso davanti allo schermo televisivo sperando di vedere muovere il suo corpo. Ricordo la tristezza di tutti quanti, ferraristi e non, nell’apprendere la notizia che tanto speravamo non arrivasse.
    Ma, ricordo anche la carica di simpatia che emanava questo piccolo grande pilota

  2. asparino71 dice:

    Chi ha avuto la fortuna di vederlo (anche solo in TV) correre sa che non ci sarà più un pilota così. Gli è mancato solo il titolo mondiale, ma questo non ha impedito di essere immortale. Quando ero ragazzino era il mio idolo. Adesso che sono adulto, e sono passati 25 anni dalla sua morte, continua ad essere il pilota che più ho amato.