I grandi piloti: Emerson Fittipaldi

Emerson Fittipaldi

Emerson Fittipaldi nacque il 12 Dicembre del 1946 a San Paolo del Brasile. Il padre Wilson, da buon discendente italiano (originario di Trecchina, paesino in provincia di Potenza), era un appassionato di donne e motori e lavorava come giornalista e cronista radiofonico per un’importante televisione brasiliana. Era conosciuto come il “barone” ed era famoso in Brasile per essere stato il primo commentatore televisivo dei Gran Premi di Formula 1 nella propria nazione. Il fratello maggiore di Emerson, Wilson Jr., fu il primo ad ereditare la passione del padre: fu un pilota abbastanza conosciuto che gareggiò in tutte le categorie automobilistiche, fino ad arrivare perfino alla Formula 1, senza però ottenere grande successo.

In una famiglia del genere non fu molto difficile per Emerson avvicinarsi al mondo delle corse. Il piccolo iniziò a frequentare il circuito di Interlagos all’età di soli sei anni, quando andava a guardare insieme al padre le gare dell’epoca. Uno dei giorni più belli della sua infanzia è legato al ricordo di un campione argentino che andò ad ammirare in una di quelle occasioni: si trattava di un certo Juan Manuel Fangio. Fin dai primi anni di vita il padre iniziò a spiegargli tutti i segreti dei bolidi di Formula 1 e da allora Emerson non ebbe mai dubbi sul suo futuro: l’unica e sola cosa che gli interessava era correre.

Iniziò a farsi le ossa facendo da meccanico per il fratello e nei primi anni 60 cominciò a gareggiare sui kart preparati proprio da Wilson Jr. In quel periodo iniziò a disputare un grandissimo numero di gare in giro per la sua zona, riuscendo spesso a vincere nonostante i suoi mezzi non fossero certo i migliori. Per correre serviva tanto denaro e visto che il padre da solo non ce l’avrebbe mai fatta a sostenere le sue corse, Emerson decise fin da giovane di aprirsi una propria officina. Iniziò così ad affiancare alle gare anche il lavoro da meccanico ed in poco tempo il suo nome iniziò a diventare conosciuto sia come come pilota locale che come preparatore di macchine da corsa.

Emerson Fittipaldi sui kart

Le gare continuarono a susseguirsi l’una dopo l’altra. La voglia di Emerson era talmente tanta che per un periodo iniziò a correre addirittura in moto, almeno fin quando la madre non gli proibì seccamente di continuare a gareggiare sulle due ruote. Sulle quattro ruote, invece, nessuno fu mai in grado di fermarlo ed i meritati successi non tardarono ad arrivare. Nel 1965 arrivò il primo titolo, quello di campione regionale di kart, mentre fu l’anno successivo che conquistò il titolo di campione brasiliano di categoria. Nel frattempo, oltre ai kart, iniziò a fare esperienza con qualche altra corsa automobilistica alla guida di vetture come Alfa Romeo e Renault. Nel 1966 passò all’allora famosa Formula Vee, categoria che vinse subito al primo tentativo conquistando 5 vittorie su 7 gare.

Furono i primi successi che lo spinsero verso il passo al quale pensava da tanto tempo: lasciare il Brasile per raggiungere quella che allora era considerata la patria delle corse per eccellenza, la Gran Bretagna. Fu così che nel 1969 oltrepassò l’Atlantico insieme al fratello per trasferirsi in Inghilterra, dove si iscrisse al campionato di Formula Ford 1600. Le tre vittorie ed i numerosi secondi posti ottenuti nelle primissime gare arrivarono subito alle orecchie di Jim Russell, titolare di una delle più prestigiose squadre corse dell’epoca, il quale lo volle alla guida di una delle sue Lotus di Formula 3. Per Emerson fu l’anno della svolta: gli 8 successi su 12 gare gli valsero la vittoria del campionato e soprattutto l’interesse del grande Colin Chapman.

Il genio della Lotus non volle rimandare il debutto del giovane e decise di schierarlo immediatamente al fianco di Jochen Rindt, anche se a campionato già iniziato: a Fittipaldi era bastato poco più di un anno in Gran Bretagna per raggiungere il sogno di tutti i piloti, la Formula 1. L’esordio avvenne il 18 Luglio 1970 alla guida di una Lotus-Ford Cosworth 49C in occasione del settimo appuntamento in calendario, il Gran Premio di Gran Bretagna che si correva sul circuito di Brads Hatch. Nonostante delle qualifiche molto deludenti, dove non andò oltre il 21° posto in griglia, Emerson ripagò la fiducia di Chapman in gara, agguantando dopo una grande rimonta, l’ottavo posto. Da lì in poi sarebbe stata una continua scalata al vertice.

Emerson Fittipaldi in Formula 3

I primi punti arrivarono al secondo tentativo con un quarto posto al Gran Premio di Germania, mentre la prima vittoria in Formula 1 arrivò alla sesta gara personale sul circuito di Watkins Glen, il 4 Ottobre del 1970. I suoi risultati giocarono un ruolo fondamentale per l’assegnazione del campionato mondiale allo sfortunato compagno di squadra Jochen Rindt morto nei primi di settembre durante le prove del Gran Premio di Monza. I piazzamenti di Fittipaldi servirono a togliere preziosi punti a Jacky Ickx, che con la sua Ferrari non riuscì a superare in classifica il povero campione austriaco, divenuto il primo ed unico campione postumo della storia della Formula 1.

Il 1971 fu un’annata di transizione per la Lotus: Colin Champan rimase a lungo impegnato nel progetto “turbina” che avrebbe dato i suoi frutti solo negli anni a venire, ed i piloti Lotus furono costretti a guidare ancora la vecchia 72B. Nonostante una vettura tecnicamente ormai troppo arretrata rispetto alla spietata concorrenza, Fittipaldi riuscì ad ottenere 3 podi in Austria, Gran Bretagna e Francia ed un quinto posto a Montecarlo, chiudendo in sesta posizione in campionato con 16 punti, nella stagione del secondo titolo mondiale di Jackie Stewart. I sacrifici del 1971, però, si sarebbero rivelati fondamentali per la stagione successiva.

Nel 1972 Chapman sfornò un autentico capolavoro, una delle vetture rimaste nella storia della Formula 1: la Lotus 72D spinta dal celebre motore V8 Ford Cosworth. Non si trattava soltanto di una monoposto veloce, ma anche di una vettura bellissima, caratterizzata dalla splendida livrea nero-oro ereditata dai colori della Multinazionale del tabacco John Player Special. In quella stagione l’accoppiata Fittipaldi-Lotus si rivelò troppo forte per tutti, anche per il grande Jackie Stewart, unico pilota capace di tenergli testa per gran parte della stagione con la Tyrrell-Ford. Dopo il ritiro per la rottura di una sospensione nel gran premio di apertura, Fittipaldi iniziò a tenere un ritmo impressionante e con le vittorie in Spagna, Belgio, Gran Bretagna, Austria e Italia, sommate ad altri tre piazzamenti a podio, conquistò il suo primo titolo mondiale.

Emerson Fittipaldi su Lotus 72D

Con l’età di 25 anni 9 mesi e 26 giorni il brasiliano divenne il più giovane campione del mondo di Formula 1 fino ad allora, record che sarebbe rimasto valido addirittura per i successivi 33 anni, fino al 2005, giorno della vittoria della rpima vittoria iridata dello spagnolo Fernando Alonso. Nel 1973 Chapman mise a disposizione di Fittipaldi una versione ulteriormente migliorata della Lotus 72 ed il brasiliano era ancora una volta dato come il principale favorito per la vittoria del titolo mondiale. In effetti, Emerson iniziò nel migliore dei modi e dopo tre le vittorie nelle prime quattro gare sembrava che i pronostici di inizio stagione fossero stati perfettamente azzeccati.

Nessuno, però, aveva calcolato il ruolo giocato dei compagni di squadra dei due piloti in lotta per il titolo: mentre Jackie Stewart poteva contare sull’appoggio del fidatissimo Francois Cevert, Fittipaldi fu tormentato per tutta la stagione da un rapporto a dir poco difficile con il nuovo compagno Ronnie Peterson. Lo svedese, spesso favorito anche dalla stesso Colin Champman, andava sempre avanti per la propria strada, senza preoccuparsi minimamente della situazione in classifica e della posizione in vetta del compagno di squadra. I due piloti della Lotus finirono col dividersi le vittorie spalancando la strada del titolo ad un Jackie Stewart che senza i regali della scuderia di Chapman non avrebbe mai potuto vincere.

La goccia che fece traboccare il vaso arrivò al Gran Premio di Monza, una delle ultime decisive gare del campionato. Le due Lotus dominarono e Peterson tagliò il traguardo davanti al compagno di squadra rifiutandosi di farsi da parte pur sapendo l’importanza che quei punti avrebbero avuto per Fittipaldi in ottica mondiale. Il brasiliano si infuriò soprattutto con la squadra, colpevole di non aver dato nessun ordine di scuderia alla seconda guida Ronnie Peterson. Il campionato venne buttato al vento e la rottura a fine stagione fu praticamente inevitabile: Emerson lasciò la Lotus per approdare alla McLaren.

Emerson Fittipaldi su McLaren

Il progettista inglese Gordon Cuppock fu subito in grado di consegnare a Fittipaldi una vettura molto forte, la McLaren-Ford M23, con la quale il brasiliano ebbe la possibilità di rispondere alle prestazioni delle Ferrari di Niki Lauda e Clay Regazzoni e della Tyrrell del sudafricano Jody Scheckter. Il 1974 fu una delle stagioni più equilibrate di sempre in cui non vi fu un vero e proprio dominatore ed in cui i piazzamenti si rivelarono più importanti delle vittorie. Alla fine, si arrivò all’ultimo appuntamento stagionale con una lotta apertissima tra Fittipaldi e Regazzoni. Ad avere la meglio fu il brasiliano che riuscì, così, a portare a casa il suo secondo campionato del mondo con tre punti di vantaggio sul pilota del cavallino.

Nel 1975 Emerson si ripresentò ai nastri di partenza ancora una volta come uno dei principali favoriti e, come nella stagione precedente, iniziò il campionato in modo brillante, vincendo il Gran Premio di apertura della stagione in Argentina ed arrivando secondo nel Gran Premio di casa, sul circuito di Interlagos. Due gare dopo si rifiutò di partecipare al Gran Premio di Spagna: il brasiliano, convinto delle inadatte strutture di sicurezza del circuito cittadino di Montjuich Park, condusse a bassa velocità un solo giro di qualifica, mentre in gara, per protesta, rientrò ai box subito dopo la partenza. Nelle gare successive, poi, l’esponenziale crescita delle Ferrari 312T volse il campionato in favore di Lauda e Regazzoni.

Fittipaldi vinse un’altra corsa in Gran Bretagna, conquistando altri tre secondi posti nei Gran Premi di Monaco, Monza e Watkins Glen. Le rosse di Maranello, però, in quella stagione si rivelarono delle vetture troppo difficili da battere per tutti e Niki Lauda, sbaragliando anche la concorrenza interna di Clay Regazzoni, si involò verso la vittoria del suo primo titolo mondiale con 19,5 punti di vantaggio su Fittipaldi. Fu a fine stagione che Emerson annunciò il divorzio dalla McLaren. Questa volta, però, non vi fu nessuna controversia con la scuderia: Fittipaldi lasciò la McLaren per far da pilota alla squadra messa su dal fratello Wilson Jr., che decise di esordire in Formula 1 spinto dall’appoggio di un importante sponsor nazionale.

Emerson Fittipaldi su Copersucar

La prima ed unica scuderia brasiliana della storia della Formula 1 prese il nome proprio dallo sponsor della statale brasiliana dello zucchero: nacque così la Copersucar. Fu, però, un’esperienza difficile perchè la vettura si rivelò spesso troppo poco competitiva per poter sperare di lottare al vertice. Nel 1976 arrivarono soltanto tre sesti posti, nella stagione in cui la Ferrari si interessò a lui per sostituire Niki Lauda, rimasto coinvolto in un grave incidente sul circuito del Nurburgring. La trattativa, però, non andò in porto. Nel 1977 il brasiliano ottenne tre quarti posti in Argentina, Brasile ed olanda, ma rimase profondamente deluso dalla mancata qualificazione al Gran Premio di Monza per problemi tecnici.

Il suo migliore anno da costruttore fu il 1978, stagione impreziosita dal secondo posto arivato nel Gran Premio del Brasile. A quel punto Fittipaldi iniziò a sperare di poter ritornare al successo, ma in effetti la sua ultima vittoria rimase quella conquistata nel Gran Premio di Gran Bretagna del 1975, lo stesso Gran Premio che lo aveva visto esordire nella massima serie nel 1970. Il resto della stagione, dopotutto, non fu negativo e con l’arrivo di due quarti, due quinti ed un sesto posto Fittipaldi chiuse la stagione in nona piazza con 17 punti. A fine anno neanche la perdita dell’importante sponsor lo scoraggiò e nel 1979, in mancanza di altre sponsorizzazioni, la Copersucar perse il nome di Fittipaldi Racing Team.

Si trattò, però, della stagione peggiore in cui la scuderia del brasiliano conquistò un solo punto nella gara di apertura in Argentina. Le motivazioni iniziarono sempre di più ad affievolirsi e dopo un’altra stagione buia nel 1980, in cui l’unica soddifazione rimase la conquista dell’ultimo podio della carriera a Watkins Glen, Fittipaldi decise di abbandonare per sempre il mondo della Formula 1. Il due volte campione del mondo si ritirò in Brasile dove fu costretto ad intraprendere nuovi affari per riprendersi dai debiti accumulati negli ultimi anni di corse. Si trattò di un periodo non facile, ma grazie alle sue capacità e ad una buona rete di conoscenze riuscì presto a risollevarsi.

Emerson Fittipaldi vince la 500 Miglia di Indianapolis

All’inizio degli anni 80, il breve periodo di lontananza dai circuiti non era ancora stato sufficiente per far perdere alla “vecchia volpe” la passione di sempre. Anche se nessuno lo avrebbe più visto protagonista di quel mondo della Formula 1 ormai dominato dal nuovo idolo brasiliano Nelson Piquet, Emerson Fittipaldi sarebbe tornato a vincere. Nel 1984, infatti, ebbe inizio la nuova avventura della Indycar statunitense col team Spirit. Questa volta le soddisfazioni sarebbero arrivate soltanto dopo 5 anni, quando col passaggio al team Penske nel 1989, Fittipaldi si sarebbe aggiudicato 500 Miglia di Indianapolis e campionato. La sua carriera andò avanti fino al 1996, quando a causa di un grave incidente accaduto nel Gran Premio del Michigan, iniziò a soffrire di fastidiosi problemi alla schiena che lo costrinsero al ritiro.

Terminò così una storia di successi lunga oltre 30 anni. Emerson Fittipaldi viene ancor oggi considerato uno dei più grandi campioni che la Formula 1 abbia mai avuto, nonchè uno dei pochi insieme a Jim Clark, Graham Hill e Mario Andretti ad aver vinto sia un Campionato di Formula 1 che la prestigiosa gara dell’Indiana. Caratterizzato da una guida precisa e pulita grazie alla quale finiva sempre le corse con gomme e freni quasi intatti, “Emmo”, come veniva chiamato, fu il primo campione a portare la febbre del grande automobilismo in Brasile, nonchè il capostipite di una generazione di piloti vincenti come Piquet e Senna. I suoi due titoli mondiali sarebbero potuti diventare ben di più se non avesse preso la scelta, dopo pochi anni di carriera, di abbandonare le scuderie di vertice per dedicarsi allo sviluppo del proprio team. Il suo grande amore per le corse e il suo stile sempre tranquillo, calmo e sorridente ne hanno fatto e ne fanno tutt’oggi l’idolo di milioni di appassionati in tutto il mondo.

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