I grandi piloti: Alberto Ascari
Mercoledì 26 Settembre 2007 alle 07:30 - ciccio85

Alberto Ascari nacque a Milano il 13 Luglio del 1918. Trascorse l’infanzia al seguito del padre Antonio, considerato uno dei più grandi piloti dei suoi tempi, che abitualmente lo portava in giro per le piste ad assistere alle corse a cui partecipava. Nel 1925, poco prima che compisse 7 anni, il padre rimase ucciso a Montlehry, in occasione del Gran Premio di Francia. Fu allora che Alberto decise di voler fare il pilota, proprio come il padre.
Fin da giovane le scappatelle da scuola divenirono sempre più frequenti per fare spazio alla sua vera passione, quella dei motori. Appena gli fu possibile comprò una motocicletta con la quale iniziò a disputare le prime corse su due ruote, mentre fu solo nel 1937 che passò alle automobili.
La sua carriera da pilota automobilistico ebbe inizio tre anni dopo, quando partecipò alle Mille Miglia del 1940 alla guida di una Ferrari T815. Fu nello stesso anno che arrivò il matrimonio dal quale avrebbe poi avuto due figli. Alberto Ascari era un uomo molto serio, legato alla famiglia e circondato da persone oneste e fidate.

Fu anche grazie al suo migliore amico Gigi Villoresi che nel 1947, dopo la fine della guerra, potè ritornare a correre: con i due milioni che gli vennero prestati da Villoresi, Ascari potè permettersi l’acquisto di una Maserati 4CLT dai nuovi proprietari, la famiglia Orsi. In quell’anno i due parteciparono a diverse corse in giro per i circuiti del nord Italia e fu allora che, vista la sua stazza, Alberto iniziò ad essere chiamato amichevolmente dalla folla col nome di “Ciccio”.
Il 1948 fu un altro anno positivo per i due, che alla guida delle più evolute Maserati San Remo iniziarono ad ottenere le prime vittorie. Sempre nello stesso anno Ascari partecipò al Gran Premio di Francia di Reims con un’Alfa 158, chiudendo al terzo posto dietro ai compagni di squadra Wimille e Sanesi. Le doti di Alberto non lasciarono indifferente neanche Enzo Ferrari, grande amico e compagno di squadra del padre, che decise subito di ingaggiarlo nella sua scuderia insieme a Villoresi.
Ascari non deluse le aspettative e nel 1949 ottenne ben sei vittorie, una delle quali nel Gran Premio d’Argentina. La storia si ripetè anche nei due anni successivi, nonostante le Ferrari fossero ancora inferiori rispetto alle Alfa Romeo 158/159: nel 1950, anno del primo campionato del mondo di Formula 1, arrivarono 9 vittorie, mentre furono sei i successi del 1951.

Il 1952 fu un altro anno ricchissimo di vittorie: grazie anche dell’incidente di Monza che costrinse il principale avversario Juan Manuel Fangio a saltare diverse corse, Ascari dominò incontrastato la stagione vincendo per ben 12 volte e portando a casa il suo primo titolo di campione del mondo. Meno fortunata, invece, si rivelò la partecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis con una Ferrari 4500: dopo una deludente qualifica, Ascari fu costretto al ritiro al 40° giro per una foratura.
Nel 1953 arrivò il bis e stabilendo il record di vittorie consecutive ancora imbattuto (9), Ascari vinse il suo secondo campionato del mondo. Dopo due anni di vittorie, alla fine dello stesso anno, Alberto prese una decisione della quale in seguito si sarebbe pentito, cioè quella di lasciare la casa di Maranello per approdare alla Lancia, che aveva progettato una macchina da Gran Premio alquanto innovativa.
Fu un anno molto difficile. La Lancia dimostrò tutta la sua inesperienza nel mondo delle corse rimandando in continuazione la messa in pista della nuova vettura, mentre dalla Germania si sapeva che le frecce d’argento erano già pronte per il Gran Premio di Francia che si sarebbe disputato nel Luglio del 54.

A quel punto la Lancia diede l’opportunità ad Ascari e Villoresi di difendere l’orgoglio italiano,
consentendogli di passare al volante delle Maserati 250 F. La mossa, però, si rivelò inutile poichè per stare dietro alle velocissime W196, Ascari fuse il motore già al secondo giro, lasciando strada al trionfo Mercedes. Vinse Fangio davanti al compagno di squadra Kling.
Nelle gare successive la situazione non migliorò e le Maserati non si rivelarono sufficienti per poter contrastare le Mercedes. Ascari si rifece vivo qualche gara dopo in occasione del Gran Premio di Monza, quando corse alla guida di una Ferrari che gli venne gentilmente prestata. Fu una grande gara, nella quale ad Ascari, che scattava dalla prima fila, bastarono 6 giri per portarsial comando. La serrata lotta con Stirling Moss, però, non durò molto e terminò al 49° giro quando Ascari fu costretto al ritiro per noie al motore.
In quell’anno le attesissime Lancia, caratterizzate dal loro colore rosso porpora, furono pronte soltanto per l’ultimo gran premio della stagione, che si corse in Spagna sul circuito di Pedralbes il 24 di Ottobre. Ancora una volta la bravura di Ascari non bastò e dopo una gara condotta in testa fin dall’ottavo giro, fu la frizione a costringerlo al forfait. Vinse la Ferrari di Mike Hawthorn nel giorno dell’assegnazione del secondo titolo mondiale a Juan Manuel Fangio.

Il 1955 si aprì con un grande ottimismo. Nonostante il ritiro di tutte e tre le vetture nel Gran Premio di apertura in Argentina, le buone prestazioni in altri gran premi minori e la possibilità di schierare lo squadrone tutto italiano formato Ascari, Villoresi ed il giovane Eugenio Castellotti faceva sentire la casa italiana finalmente pronta per rispondere ai rivali tedeschi.
Si arrivò così ad uno dei gran premi memorabili della storia della formula 1, quello che si corse a Montecarlo il 22 Maggio 1955 e che vedeva opposte alla Lancia di Ascari le due Mercedes di Fangio e Moss. Nella prima parte di gara Ascari fece parecchia fatica a tenere il passo di Moss e Fangio, ma fu dopo il ritiro di quest’ultimo al 50° giro che l’italiano iniziò e recuperare 2-3 secondi al giro sulla testa della corsa.
Al giro 81 accadde quello che nessuno avrebbe mai più dimenticato: Moss abbandonò improvvisante la gara a causa di un problema al motore, ma Ascari, non ancora a conoscenza dell’accaduto, continuò a procedere a ritmo sostenuto fin quando all’uscita del tunnel, distratto dall’esultanza del pubblico in festa, perse bruscamente il controllo della propria vettura sfondando le barriere e cadendo nelle acque del porto.

Dopo attimi di silenzio nelle gradinate, si vide emergere il casco blu di Ascari, che, soccorso dalle barche vicine prima ancora che dai sommozzatori, se la cavò soltanto con la rottura del naso. Il Gran Premio venne vinto da Maurice Trintignant su Ferrari, che era stato il pilota più continuo nonostante non fosse riuscito a tenere il ritmo dei primi.
Ascari si riprese immediatamente dallo schock rimediato nel principato e già quattro giorni dopo si trovava a Monza per assistere alle prove di qualificazione di Castellotti. Il destino volle che poco prima di pranzo, Ascari decidesse di provare la Ferrari dell’amico. Salì in macchina in pantaloni e camicia, ma al terzo giro l’auto sbandò ispiegabilmente, scaraventandolo fuori dall’abitacolo. Con gravi ferite in diverse parti del corpo Ascari morì dopo pochi minuti.

La nazione intera aveva perso non solo un grande pilota, ma un grande uomo, che con sani principi morali e con quell’espressione un pò buffa aveva conquistato i cuori di milioni di italiani. Furono tantissime le lettere di cordoglio arrivate da tutto il mondo ed il giorno del suo funerale le persone che gli vollero dare l’ultimo saluto erano talmente tante da aver completamente riempito piazza Duomo a Milano. Ascari rimane ancor oggi l’unico pilota italiano ad aver vinto due campionati del mondo di formula 1 nonchè il primo ad aver condotto alla vittoria di un titolo una Ferrari.
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