Abarth: la storia
Mercoledì 5 Settembre 2007 alle 07:30 - ciccio85
Dopo il timido ritorno di qualche anno fa, uno dei marchi che ha fatto la storia dell’automibilismo sportivo italiano si è finalmente rifatto avanti con decisione, ritornando ad essere un’azienda indipendente all’interno del gruppo Fiat pur mantenendo lo stretto e celebre rapporto con la casa torinese.
La Abarth & C. riparte con la forza e la voglia di un tempo da Chivasso, dove risiederà la sede principale dalla quale dipenderanno le vecchie “Officine Abarth” con alla guida Luca De Meo. Si occuperà soprattutto di corse e naturalmente di tuning salendo sulle più importanti sportive Fiat.
Nelle corse l’avventura è ripartita: il nuovo marchio Abarth compare già sulla Grande
Punto S2000 protagonista in diversi rally a livello nazionale ed europeo. Adesso si attende con ansia il ritorno tra le auto di serie, con la produzione della Grande Punto Abarth in versione stradale che è prevista per il prossimo autunno.
Intanto, attendendo anche la Fiat Bravo Abarth e soprattutto l’attesissima nuova Fiat 500 Abarth prevista per il 2008, in questo post facciamo un salto indietro di qualche decennio, ripercorrendo le tappe che hanno scritto la gloriosa storia dello scorpione, partendo ancor prima della nascita dell’Abarth e parlando del genio che con la passione, la dedizione e gli anni di lavoro in officina è stato l’artefice dei grandissimi successi che tutti noi conosciamo.
Partiamo dal 1908 quando a Vienna nacque sotto il segno dello scorpione (da lì il simbolo del marchio) Karl Abarth. Fin da giovane Karl (che dopo la lunga permanenza in Italia divenne per tutti Carlo) si distinse per essere un tipo molto intraprendente ed un pilota irrequieto. I suoi primi anni, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, furono lontani dal mondo delle macchine, ma dominati dalla grande passione per le due ruote.
Il giovane Karl vinse numerose gare motociclistiche prima su una motorThun e poi con i primi frutti delle sue progettazioni, cioè con le prime moto marchiate Abarth. Paradossalmente furono due gravi incidenti a porre le basi dei suoi successi. Dopo il primo Karl lasciò il mondo delle due ruote per dedicarsi alla progettazione e alle corse di sidecar.
Proprio lui contribuì alla diffusione di questi mezzi che iniziarono a divenire famosi grazie alle sue vittorie e soprattutto grazie alle sfide da lui lanciate. Memorabile quella nella quale Karl riuscì a battere in velocità il mitico treno orient express a bordo di un sidecar da lui stesso costruito. Fu invece il secondo incidente che mise definitivamente fine ai suoi interessi per il motociclismo e lo fece passare alle quattro ruote. Iniziò così la storia di un mito.
Era il 1945 quando Karl, dopo una breve esperienza nel team di Rudolf Hruska, si trasferì in Italia (a Merano) dove iniziò a lavorare per Cisitalia. Nel 1947 insieme allo stesso Hruska sviluppò il progetto della Cisitalia 360 Gran Prix, un progetto innovativo che, sottovalutato dalla Cisitalia, venne poi utilizzato addirittura dalla Porsche.
Nel frattempo le strade di Karl e Hruska si divisero. Hruska venne assunto dalla Alfa Romeo, dove negli anni si rivelò un tesoro molto prezioso per la casa italiana, mentre Karl decise di fondare insieme ad Armando Scagliarini (altro progettista di Cisitalia) la sua azienda personale. Era il 1949 quando nacque con sede a Torino in un locale con superficie minore ai 2000 mq la Abarth & C. Il marchio che appariva fuori dalle officine era naturalmente quello dello Scorpione.
Le prime creazioni si basarono tutte su scocche Cisitalia e motore Fiat 1080cc opportunamente elaborato. Con una vettura del genere arrivò la prima vittoria ufficiale dello scorpione, nel gran premio di Sinigallia del 1949. La prima macchina completamente marchiata Abarth fu sviluppata nello stesso periodo, sempre sulla base del 1100 Fiat. Si tratta della 204A Roadster capace di aggiudicarsi immediatamente il campionato italiano 1100 sport e quello di formula 2.
Da subito l’attività di Abarth non si limitò soltanto alle corse. Grazie ad un’intuizione di Karl, le esperienze fatte in pista iniziarono a porre le basi per una produzione destinata al grande pubblico. Ebbe inizio il commercio dei famosissimi Kit Abarth, il cui punto forte stava soprattutto negli scarichi, basati su un’idea tanto semplice quanto geniale.
Le marmitte Abarth erano caratterizzate da un tubo centrale di sezione costante con passaggio laterale nella lana di vetro. L’eliminazione dei diaframmi consentiva una compressione maggiore dei gas di scarico e produceva chiari vantaggi in termini prestazionali. Il rumore sordo e pieno prodotto da questi scarichi finì per diventare l’inconfondibile suono Abarth.

Il successo dei kit Abarth fu incredibile e l’elevato numero di vendite fu dovuto anche alla grande capacità di innovazione di Karl, il quale introdusse tecniche di marketing ancor oggi attuali. Le marmitte Abarth comparivano nelle maggiori testate giornalistiche in versione nero opaco con terminali cromati e costavano molto più rispetto a quelle della concorrenza. Nonostante le perplessità di tutti i tecnici vicini a Karl, anche l’idea di fissare un prezzo quasi doppio rispetto agli altri, si rivelò azzeccatissima: si trattò di un successo colossale.
La seconda metà degli anni 50 fu caratterizzata da un lavoro costante, quasi frenetico,
i cui sforzi vennero puntualmente ripagati a suon di successi. Protagonista di questi anni fu la mitica Fiat 750 carrozzata Bertone capace di siglare tra il 1956 e il 1957 un numero impressionante di record di velocità e durata.
Il 18 Giugno del 1956 a Monza, coprendo 3.743 km a una velocità media di 155 km/h, venne battuto il record delle 24 ore. Questo fu soltanto l’inizio: una decina di giorni dopo (tra il 25 e il 27 Giugno), sempre a Monza, la Fiat 750 Abarth fu addirittura capace di siglare ben cinque record: i 5.000 e i 10.000 Km, le 5000 Miglia, per finire con le 48 e le 72 ore.
Le imprese delle vetture Abarth non lasciarono indifferenti neanche gli Stati Uniti d’America: Franklyn Delano Roosvelt Jr., figlio dell’allora presidente degli USA, si recò personalmente da Carlo abarth per firmare l’esclusiva per la distribuzione delle sue vetture.
Era il 1957 e nonostante fossero già stati raggiunti successi a livello internazonale, non era ancora arrivato il maggiore capolavoro tecnico di Carlo Abarth. Correva l’anno 1958 quando il genio dei motori mise le mani sull’allora appena uscita Fiat 500, ponendo le basi per l’inizio del periodo d’oro, che dalla fine degli anni 50 si prolungò per tutto il decennio successivo.
La Fiat 500 Abarth divenne praticamente un mito e durante gli anni 60 il nome Abarth divenne sinonimo di elaborazione, di velocità, di vittoria. La collaborazione con la Fiat in quegli anni si fece sempre più stretta tanto che la casa torinese, visti gli straordinari successi che proprie vetture continuavano a conquistare in giro per il mondo e considerato il ritorno di immagine che l’azienda ne ricavava, promise a Carlo Abarth un premio in denaro per ogni successo agonistico ottenuto.
Le 750 si evolsero nelle varie 850 Abarth e Abarth 1000 TC, capaci di vincere su tutti i circuiti d’Europa compreso il terribile tracciato del Nurburgring, mentre dalle elaborazioni su base Fiat 500 nacquero le mitiche 595 Abarth e 695 Abarth SS, che in quegli anni dominarono incontrastate le categorie di appartenenza. Auto che, insieme alle sucessive Abarth OT (su derivazione Fiat 850) e Abarth Simca (su base Fiat 2300), furono capaci di costruire un palmares incredibile: 10 record del mondo, oltre 100 record internazionali e migliaia di vittorie su pista.
Nonostante numeri del genere, la voglia di Carlo Abarth si dimostrò senza paragoni. Per comprendere la tenacia di quest’uomo basta raccontare un eneddoto: all’età di 57 anni fu capace di perdere i trenta chili necessari per riuscire ad entrare nell’abitacolo delle proprie auto in modo da condurle in prima persona alla vittoria. Nel 1965 a Monza alla guida di una Fiat Abarth 1000 monoposto record Carlo siglò il primato di accelerazione sul quarto di miglio e sui 500 metri, mentre a distanza di pochi giorni ripetè la stessa impresa per classi superiori alla guida di una monoposto classe E 2000cc.
Alla fine degli anni 60 tutti i suoi sforzi si concentrarono sulla Autobianchi A112. Nel 1971 nacque così un’altro macchina storica, l’ultima creazione vera e propria di Carlo: la A112 Abarth. Nell’agosto dello stesso anno l’azienda venne completamente assorbita dalla Fiat e quella data viene ancor oggi considerata come la fine del mito. Nonostante tutto, pur se sotto la direzione Fiat, durante tutti gli anni 70 e lungo parte degli anni 80 le vittorie continuarono puntualmente ad arrivare.
Furono gli anni della 124 Abarth rally, della Pininfarina-Abarth 030, della X1/9 Abarth e della Abarth 031 derivata dalla Fiat 131 Abarth campione del mondo rally. Nel 1982 con la Lancia 037 Abarth e Pininfarina tornarono a lavorare sulla Lancia Stratos dando vita ad una vettura di gruppo B incredibilmente bella. Sempre nel 1982, tra le vetture di serie, nacque la Ritmo 125 TC Abarth, ultima vettura a poter mostrare con orgoglio il marchio torinese, che in quegli anni continuava ad accompagnare Fiat e Autobianchi.
Il 1985 fu l’anno della storica Lancia Delta S4, un autentico mostro superleggero spinto da un motore a trazione integrale noto per essere stato il primo a vantare una doppia sovralimentazione. Con la Delta S4 l’attività delle officine Abarth andò sempre più affievolendosi. Non c’era più l’autore di anni di successi: colui che aveva creato tutto questo partendo dal nulla con anni di sudore e passione si era spento nel 1979, sempre e comunque sotto lo stesso segno, quello dello scorpione.
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20 Febbraio 2008 alle 12:07
Cari amici,
so che esiste un registro Abarth, ma non sono riuscita a trovarlo su internet. Volevo parlarne in un post, ma non ne ho trovato traccia. Mi potete aiutare?
Ciao
Federica
27 Maggio 2008 alle 11:01
la mitka abarth è sempre la migliore
26 Luglio 2008 alle 15:56
Ciao Federica!Ho il tuo stesso problema: sono in cerca del R.I.A: ma su internet non ne trovo traccia!Help…
24 Ottobre 2008 alle 08:42
Ricerco notizie di Verrini pilota di rally.
é un mio carissimo amico, ho perso i contatti, vorrei rintracciarlo.
Grazie